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A Modena l'impianto di irrigazione rovina l'attrezzatura di due fotografi
Ussi | ussi_emilia
Mercoledì 01 Settembre 2010 14:41

A Modena l'impianto di irrigazione rovina l'attrezzatura di due fotografi. Ecco la protesta arrivata al Gruppo Ussi dell'Emilia Romagna e il racconto di uno dei due colleghi.

Prima partita di campionato 2010/2011. Modena Piacenza con inizio 20.45. Stadio Alberto Braglia di Modena. Partita senza grosse emozioni se non fosse stata per la punizione di Pasquato al '95 realizzando una rete da favola. Ma le emozioni più grosse le abbiamo vissute in due fotografi dopo il termine della partita.

Alle prese con la lavorazione delle foto e considerando che quando ci sono le partite in notturna, il tempo sembra andare più veloce del solito, mi sono intrattenuto a bordo campo (nella postazione che ho occupato per tutto il secondo tempo) per essere il più veloce possibile a trasmettere le foto al giornale e all'agenzia. Al mio fianco c'era un collega che faceva la stessa cosa per il giornale con il quale collabora.

Dopo soli 15 minuti dalla fine della partita e con, ovviamente, ancora tutte le luci dello stadio accese, due getti d'acqua che servono per innaffiare parte del campo, hanno cominciato a funzionare e dirigersi verso di noi. Nonostante le nostre urla disperate, solo dopo essere stati bersagli indifesi dei getti, l'acqua è stata fermata. Con il risultato che l'attrezzatura e noi stessi, eravamo completamente bagnati. Abbiamo cercato di fare scudo con il corpo per coprire almeno i computer, ma l'attrezzatura è stata completamente invasa da questo potente getto.
Perdendo tempo tra imprecazioni e asciugatura dell'apparecchiature (si sa che per un fotografo professionista la "vita" della propria attrezzatura è paragonabile a quella dei figli), abbiamo cercato di riprendere a lavorare. Il tempo stringeva sempre più e le telefonate dei giornalisti che chiedevano "Dove sono le foto?!?!?" aumentavano.

Dopo appena 5 minuti, i getti d'acqua hanno ripreso a funzionare. Questa volta però, facendo cadere a terra le macchine fotografiche che erano state messe sulle borse per farle asciugare e bagnando alcune schede contenti le immagini della partita che, irrimediabilmente, si sono perse.
Due steward e un infermiere del servizio allo stadio, sono venuti a soccorrerci con stracci per asciugare noi e l'attrezzatura. Del Modena calcio, si è visto un assistente di cui non conosco il nome e che non ha proferito parola sull'accaduto.

Ora, a parte eventuali danni che sono calcolati tra i 300 e i 600 euro solo per me, quello che mi stupisce è il fatto che la risposta del Modena calcio alla mia mail con tutti i dettagli dell'accaduto, sia stata "......si è trattato di uno spiacevole disguido, verificatosi accidentalmente.....".
Accidentalmente la prima volta, forse. Ma la seconda volta non può essere stato così. Il responsabile per la cura del campo ha spento (sempre stando a quanto riferito dall'ufficio stampa della società ) la prima volta gli idranti manualmente. Come mai sono ripartiti dopo 5 minuti??? Perché non è venuto a chiederci se avevamo bisogno di altro tempo e magari a porci le sue scuse??? O il suo dispiacere anche se non era colpa sua (sembra che il timer fosse impostato per quell'ora).

Quando io personalmente ho raggiunto il responsabile del campo, l'unica cosa che mi sono sentito dire è stata:" Si, sono stato io.... devo lavorare".

Io penso che sia un episodio grave ma che fa riflettere.

Il fatto che nel regolamento, la lega non citi minimamente ad un tempo massimo che ha un fotografo per potere restare a lavorare nella sua postazione sul terreno di gioco, sia una cosa alla quale bisogna porre rimedio. Anche perché se l'attrezzatura è importante per un fotografo, lo è anche la sua salute. Questa volta mi sono beccato un gran mal di gola per essere rimasto 40 minuti con capelli e vestiti completamente bagnati. Magari d'inverno, mi viene la bronchite. Senza considerare che ora dovrò lavorare con l'ansia.

 Ritengo che sia da rispettare il lavoro di tutti, magari con regole precise, ma ognuno di noi ha il diritto di portare a termine gli incarichi che gli sono stati affidati.

Senza rimetterci in salute e soldi.

Alessandro Fiocchi

 
 
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