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USSI, addio a Rino Tommasi, penna e voce che ha nobilitato il giornalismo sportivo.

USSI, addio a Rino Tommasi, penna e voce che ha nobilitato il giornalismo sportivo.

Più un gancio mozzafiato da piegare le ginocchia che un lungolinea passante l’aver appreso del suo addio terreno per tanti, ma mai troppi.
Il ricordo della competenza, della professionalità, della originalità, della classe accompagna l’aldilà di Rino Tommasi, praticamente inimitabile sotto ogni aspetto.
In molti ricordano un episodio che conferma la sua statura morale e professionale. Il “personalissimo” cartellino aveva un qualcosa di inappellabile: il superlativo di un grandissimo che al racconto della boxe si era dedicato dopo essere stato uno strepitoso organizzatore nei primi anni ’60. L’espressione divenne un mantra, stella polare nel confuso allineamento di pareri ed opinioni, e chiunque stava a bordo ring cercava di capire cosa contenesse quel taccuino sul quale Tommasi elaborava il percorso di un match.
Ha raccontato lo sport con eleganza, dando alle vicende agonistiche il tratto primario della narrazione di persone e territori con rispetto. Nel tennis poi era diventato in coppia con Gianni Clerici un santuario della pallina capace di originare traiettorie da “circoletto rosso”, altra espressione ormai mitica per definire un colpo speciale.
Stimatissimo nel suo mondo, da Don King a Bob Arum i più grandi organizzatori di boxe quando tra le 12 corde c’erano solo campioni assoluti, riverito nei circoli tennis da Wimbledon a Roma passando per New York e le altre bandierine del circo in racchetta, Rino Tommasi è stato maestro con la consapevolezza, forse, di avere pochi allievi destinati a seguirne le tracce ma con la certezza di essere uno mai banale, ma per stare meglio di fronte a pagine o teleschermi fondamentale.
Ussi piange un altro fuoriclasse che lascia opere da conservare in un circolo allargato rosso e coi guantoni.
Gianfranco Coppola,
Presidente

Ho conosciuto Rino Tommasi a Cagliari nel 1990. Cercava una trattoria dove gli facessero “bavette alle uova di riccio in grazia di Dio”. Gli indicai una bettola nella zona del porto. “Strepitose le bavette e il polpo bollito anche di più! Per non parlare del vermentino!!” Mi disse il giorno dopo. Con lui – in città per la coppa Davis, con Cané che batte Wilander al quinto set in due giorni! – c’era anche Gianni Clerici: imbattibili, sempre puntigliosi su tutto. Figuriamoci un avverbio! A seguire, ci siamo sentiti spesso. Mi ha anche scritto la prefazione su un mio libello sul tennis in Sardegna. Poi ci siamo rivisti a Milano-Assago nel ‘93 per la vittoria di Becker su Kafelnikov, mi pare. Tanti, troppi anni fa. Giornalismo e narrazione esemplare. Commenti dritti al punto, competenza smodata, conoscenza dello sport con pochi eguali. Riposa in pace.
Mario Frongia,
Vicesegretario generale

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