
Sergio Mattarella l’ha nominato commendatore, martedì riceve la Stella d’oro dal Coni. Un pregiato riconoscimento civico che va oltre le immense doti tecniche e un talento impareggiabile. Per il vice presidente della Lega Pro e autore della Riforma che porta il suo nome, tesa a dare forza al calcio giovanile, un altro gol da leggenda
di Mario Frongia
Sempre lui. Il ragazzino che a Oliena calciava senza fine un pallone sdrucito su un muro poco distante dal bar di famiglia. Sempre lui. Il ragazzotto che ha fatto innamorare Nuoro e Sassari con i colori di Nuorese e Torres. In particolare un maresciallo, che gli permetteva di lasciare la caserma per andare agli allenamenti all’Acquedotto. Sempre lui. Premiato dal Napoli di Diego Maradona, dal Parma di Faustino Asprilla e dal Chelsea che con Magic box ritrova qualche trofeo e lo elegge tra i migliori di sempre. Sempre lui. Che proprio agli inglesi a Wembley, con la maglia azzurra, rifila gol e sconfitta. Sempre lui. Capace di lasciare la Champions con i Blues allenati da José Mourinho per tornare in Sardegna. In quel Cagliari, sognato da bambino, che l’aveva bocciato dopo un provino. In quel Cagliari che doveva risalire dalla B e l’ha portato a giocare anche al “Manconi” di Tempio.Sempre lui. Lo sguardo a metà tra la sorpresa e l’imbarazzo. Al Quirinale. Con il Capo dello Stato che gli va incontro. Gianfranco Zola, commendatore della Repubblica. Un riconoscimento che Sergio Mattarella gli trasmette con una forte stretta di mano e lo sguardo dritto negli occhi. Da siciliano a sardo. Un bel momento per fermare la storia. La storia che premia uomini, luoghi e scelte. Ma anche sacrifici, rinunce, determinazione. Per non parlare dei comportamenti e dell’onestà intellettuale, in campo e fuori. Tra arazzi, quadri e tappeti nei saloni del primo italiano con i corazzieri poco distanti, Gianfranco dona al presidente un pallone e una maglia. Ad assisterlo la moglie Franca, stella polare incoraggiante e positiva. Sempre lei, decisiva e attenta. Attorno a loro l’immensa aurea dei Palazzi quirinalizi. I dipinti di Guido Reni e Giorgio De Chirico, le tessiture Gobelins, i Dioscuri nel cortile. Aurea, più complicata e affascinante di un pallone, il dribbling e le marcature di Giggs o Bisoli! Ma questa è un’altra storia. Che scomoda tempi, postura, responsabilità. Il Baronetto della Regina ha chiuso il 2025 con la nomina ad Ambasciatore dello sport italiano nel mondo, dalle mani di Inigo Lambertini, numero uno d’Italia nella capitale inglese. “La sua passione continua a ispirare e ad avere un forte impatto, soprattutto per le nuove generazioni” si legge nella motivazione. E martedì al Salone d’onore del Coni, il presidente Luciano Buonfiglio, dopo la scelta della Giunta dello scorso dicembre, lo insignirà con la Stella d’oro. Talento e disciplina. Mostrate con garbo, genuinità e umiltà: ingredienti chiave dell’attuale vice presidente della Lega Pro. Ingredienti irrinunciabili per vivere in un mondo migliore. Gianfranco Zola, sempre lui. Buon tutto, capitano!






