
di Daniele Garbo – ex direttore di Match Ball
Jannik Sinner è un fenomeno normale. Per quanto possa essere normale un ragazzo di 22 anni che vince il suo primo torneo del Grand Slam, è già numero quattro del mondo, ma in questo momento è probabilmente il più forte tennista in circolazione.
Non conoscevo la sua esistenza fino a cinque anni fa, quando Ivan Ljubicic, ex n.3 del mondo, durante il torneo di Montecarlo ebbe a dire: “Voi italiani ancora non lo sapete, ma avete in casa il futuro numero uno del tennis mondiale”.
Una dichiarazione impegnativa, che mi incuriosì al punto che da quel momento cominciai a seguirlo passo dopo passo. Anche perché il campione croato è uno che conosce il tennis come pochi.
La prima cosa che colpisce di Sinner è la freddezza, la lucidità, la capacità ragionare, anche, o forse soprattutto, nei momenti difficili. Sono le doti del fuoriclasse e non si possono allenare più di tanto: o le hai o non le hai.
La testa di Sinner è già quella del numero uno e proprio per questo molti lo paragonano a Novak Djokovic, il campione più vincente della storia del tennis.
Jannik non è un atleta naturale come Alcaraz o Rune, ma si è costruito un po’ alla volta, superando grandi difficoltà e numerosi infortuni.
Neppure il talento è quello di Alcaraz, che con la racchetta sa disegnare ricami sconosciuti agli altri giocatori. Per questo Sinner ha dovuto lavorare, e sta ancora lavorando, sulla tecnica.
Per fare il passo decisivo ha avuto il coraggio – non era facile – di rinnegare il passato e lasciare colui che lo aveva cresciuto a Bordighera sin da quando a 13 anni lasciò la famiglia e lo sci per cercare di diventare un tennista di livello mondiale.
Ha così salutato Riccardo Piatti per affidarsi alle cure di Simone Vagnozzi e Darren Cahill, un australiano ex n.22 del mondo.
Con loro ha rimesso le mani sul servizio, il colpo meno incisivo del suo bagaglio tecnico, ha migliorato il diritto e il gioco di volo. E dopo le difficoltà iniziali, il lavoro ha cominciato a produrre frutti copiosi.
Il tennis è sport terribile – ne sa qualcosa Medvedev, che a Melbourne sembrava aver già messo le mani sulla coppa, dopo due set dominati – e un match non è mai finito fino alla conquista dell’ultimo punto. Quindi la testa e la condizione atletica sono determinanti.
E’ l’unico sport che si gioca in cinque continenti e richiede una forza fisica fuori del comune perché è diventato, grazie alle racchette iper tecnologiche, sempre più violento. Tant’è vero che i giocatori si infortunano spesso e faticano a recuperare.
C’è un altro aspetto di Jannik Sinner che ne fa un giocatore quasi unico: è un ragazzo tranquillo, in campo non si lascia mai andare a gesti plateali come accade invece a Djokovic, Medevedev, Rublev e Zverev. E’ sempre educato e sportivo, misurato anche nelle esultanze. Riesce a gestire le situazioni più complicate con straordinaria calma e lucidità. Per questo è amato dal pubblico di tutto il mondo e rispettato da tutti gli avversari.
Basta leggere il post pubblicato su Instagram da Alcaraz pochi minuti dopo la finale degli Australian Open: “Sono così felice per te Jannik! Lo meriti più di chiunque altro! Goditi il momento amico mio”. I due sono grandi amici e sono probabilmente destinati a spartirsi l’eredità di Djokovic, quando il serbo deciderà di dedicarsi unicamente alla famiglia.
Non sappiamo se Sinner riuscirà a diventare numero uno del mondo e quanti tornei del Grand Slam riuscirà a mettere in bacheca. Sappiamo per certo che è destinato a diventare – ammesso che già non lo sia – il più grande giocatore italiano di sempre.
Guadagnerà milioni di dollari tra tornei, sponsor e pubblicità. Se riuscirà a rimanere umile e semplice com’è oggi, potremo godercelo per almeno una decina d’anni.
E a chi sostiene che non sia italiano perché è nato in Sud Tirolo, suggeriamo di rivedersi come ha trascinato l’Italia alla conquista della Coppa Davis 48 ani dopo quella vinta nel 1976 a Santiago del Cile da Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli con Nicola Pietrangeli capitano non giocatore.
Quando giovedì sarà ricevuto al Quirinale dal Presidente Mattarella insieme alla squadra azzurra trionfatrice a Malaga nello scorso novembre, Sinner si presenterà con il suo orgoglio di essere italiano e con la consapevolezza di essere l’unico giocatore al mondo nel 2024 a poter sognare di completare il Grand Slam vincendo il Roland Garros, Wimbledon e l’Open degli Stati Uniti. Certo, è un sogno proibito, ma in fondo non costa nulla e a Jannik le cose impossibili piacciono maledettamente.






