
Il premio di un campione per celebrare un altro campione. A Pontedera è stata una bella serata di ricordi e racconti sportivi quella voluta dai fratelli David e Simone Mazzinghi per onorare la memoria di Sandro, indimenticato campione della boxe amato dal pubblico di tutta Italia. Sandro Mazzinghi è stata un campione del mondo sul quadrato e i figli hanno deciso di ricordarlo con un premio a lui intitolato. Quest’anno il premio “Alessandro Mazzinghi” è andato a Giancarlo Antognoni, un altro campione del mondo amato da Firenze e dall’Italia. Cerimonia al teatro Era, sala gremitissima. Negli anni precedenti il premio era andato a Mario Cipollini (2022), campione del mondo del ciclismo e a Marcello Lippi (2023) campione del mondo con la nazionale nel 2006. Stavolta la commissione composta da Riccardo Minuti per l’amministrazione comunale, dalla famiglia Mazzinghi e dai giornalisti Ugo Russo voce nota della Rai, Dario Torromeo firma del Corriere dello sport e Riccardo Signori, vicepresidente Ussi, ha scelto “una icona del calcio nella cinquina dei migliori numeri 10 italiani, personaggio di sana e coerente etica sportiva. Un genio, un creativo nell’Olimpo dei grandi con una eleganza senza eguali”, dice la motivazione.
Insomma due personaggi che si sono rassomigliati nel modo di credere allo sport e che si sono anche conosciuti: quando Mazzinghi stava concludendo la carriera, Antognoni era all’inizio del suo percorso. Sandro, fra l’altro, tifava per il calciatore Antognoni. “E’ stato un piacere ricevere questo premio, proprio perché, con Mazzinghi, ci conoscevamo. Da giovane lo vedevo in tv. Non ho mai praticato boxe, in compenso la pratica mio figlio. Ma solo per allenamento”. Antognoni ha poi risposto a domande di giornalisti e pubblico svelando il tifo giovanile per il Milan e per Gianni Rivera. ”E’ stata un’emozione quando gli ho stretto la mano sul campo: lui capitano del Milan ed io della Fiorentina”. Ha ricordato in Liedholm e De Sisti gli allenatori preferiti, oltre a Bearzot con il quale ha vinto il mondiale 1982: pur non giocando la finale per un infortunio.”La vidi in tribuna stampa insieme ai giornalisti. Un dispiacere”. Ed infine ha confessato di non avere rimpianti per l’idea di essere rimasto sempre a Firenze. ”Una scelta giusta, come se giocassi ancora. Vado in giro, i tifosi mi salutano, tutti sanno che non li ho mai traditi”. Antognoni oggi è capo delegazione della nazionale under 21: fedele anche a questa maglia azzurra.







