
di Massimo Corcione – Consigliere Nazionale USSI
Nel calcio, come nella vita, vince chi innova. Ed Elio Corno la sua partita l’ha vinta in anticipo, ben prima che il terzio millennio facesse irruzione con la sua irrefrenabile voglia di cambiare: norme, facce, abitudini. Oggi, nel giorno dell’addio, dobbiamo ufficialmente delle scuse a Elio. Nell’82 aveva già capito come sarebbe andata a finire: giocava con la squadra più forte, la Gazzetta dello Sport, ma fu tra i primi a capire che le immagini erano troppo attraenti per non essere una concorrenza quasi impossibile da battere. Quarantadue anni fa, nell’anno della terza coppa del mondo vinta dall’Italia, accettò di giocare per Euro TV la grande sfida: sostituire la parola scritta con il suono, urlato ma anche sussurrato, animare con nuova energia le immagini fisse, generando un movimento che meglio sposava un’idea di rinnovamento nel gioco del calcio che si apprestava a festeggiare in Italia il suo primo secolo. Non era solo Corno: dietro aveva un dirigente editoriale (Ferrauto) e un industriale allora al di sopra di ogni sospetto (Tanzi), al fianco sul campo di gioco (lo studio televisivo) un campione come Sandro Mazzola e un arbitro a garantire le regole, Gino Menicucci. Un gioco da ragazzi che avrebbe mantenuto giovani per sempre. Non andò proprio così, ma la pagina della storia era stata voltata. E non si tornò mai più indietro. I volti cambiarono, l’idea però restò quella. Ricordare la prima volta è il modo più giusto per riconoscere, anche se con colpevole ritardo, i meriti di Elio Corno, corridore controcorrente. Grazie da tutti noi. R.I.P.






