
di Cosimo Martemucci – Consigliere Nazionale USSI
Ci sono festival che mostrano film, e poi ce ne sono altri che provano a raccontare il mondo. Il Matera Sport Film Festival, alla sua quindicesima edizione che ha goduto anche in questa occasione del patrocinio dell’Unione Stampa Sportiva Italiana, ha scelto la seconda strada: quella più difficile, ma anche la più necessaria. Per tre giorni, nelle sale della città e nei paesi vicini, il cinema sportivo è diventato un’occasione per parlare di educazione, responsabilità, diritti, giovani.
La prima immagine è quella degli studenti che affollano il Cineteatro Guerrieri. Guardano “L’Ultima Sfida”, ascoltano il regista Antonio Silvestre e Chiara Iezzi. È uno di quei momenti in cui il cinema smette di essere intrattenimento e diventa occasione: una storia che aiuta a capire come ci si rialza, come si cambia direzione.
Il direttore artistico, Michele Di Gioia, lo riassume così: “Lo sport come linguaggio universale di unione, accessibilità e inclusione ed il festival nasce con la consapevolezza che lo sport possa essere declinato in termini di cultura e quindi anche arte cinematografica.”
Di Gioia insiste sull’importanza di un racconto sportivo pulito, rigoroso e sull’importanza di fare rete:
“USSI è al fianco del festival per la maggior tutela e interiorizzazione dei diritti attraverso il racconto di storie, con l’uso del linguaggio sportivo etico e deontologico.”

In un’altra sala della città si discute di come i media raccontano le donne nello sport. È un tema che spesso passa in secondo piano, finché qualcuno non ha il coraggio di riportarlo al centro. Manuela Claysset, responsabile nazionale Politiche di genere e diritti UISP sottolinea che “siamo qui per parlare di contrasto alle discriminazioni di genere nello sport e non solo. in queste giornate dedicate al contrasto alla violenza contro donne la UISP e quindi tutto il mondo dello sport deve fare sicuramente qualche cosa. all’interno di contesti sportivi anche all’interno della società e nelle scuole per parlare di parità e di promuovere modelli diversi da quelli che conosciamo. lo sport è in campo contro la violenza attraverso la formazione e la sensibilizzazione applicando tutte le azioni possibili che possono essere messe in campo.”
Il festival non rimane chiuso nella città di Matera. Si sposta a Stigliano, porta con sé “Qui e Ora” di Mario Maellaro, incontra le comunità interne. Lì inaugura anche un nuovo Palazzetto dello Sport, voluto e costruito insieme dagli otto Comuni della Montagna Materana. Un segno concreto: perché senza luoghi, lo sport resta una buona intenzione.
La sera, al Guerrieri, scorrono le immagini di “Storia di una famiglia gialloverde”, e sul palco salgono atleti e dirigenti che hanno fatto dello sport una vita intera. C’è anche Jacopo Volpi, che riceve il Premio “Nino Grilli”.
L’ultima giornata è dedicata ai premi. Film, documentari, corti. Storie diverse, provenienti da paesi diversi, tutte con un filo comune: la voglia di dire qualcosa sul nostro tempo. C’è chi parla di parità, chi di comunità, chi di resistenza personale. E alla fine resta l’impressione che il cinema sportivo, quando vuole, sappia essere molto più di un genere.
Così si chiude il Matera Sport Film Festival, con la sensazione che, ancora una volta, lo sport sia stato come una lente per guardare meglio la società.
È un festival che non si limita a mostrare immagini: fa domande, e invita tutti a prendersi un po’ più sul serio quando si parla di giovani, di valori, di futuro.






