
L’opinione di Tonino Raffa, già inviato di “Tutto il Calcio minuto per minuto“
Per tracciare un primo bilancio, non è necessario aspettare la sera del 22 febbraio quando all’Arena di Verona, con un altro evento spettacolare e con lo spegnimento del braciere olimpico, calerà il sipario su questa venticinquesima edizione dei Giochi invernali. Lo straordinario successo tecnico, organizzativo e di immagine è già delineato. Siamo in corsa per superare il record delle venti medaglie conquistato nell’edizione del ’94 a Lillehammer. Ma prima di questo abbiano una certezza : la cerimonia d’apertura che ha coinvolto quattro location iconiche come Milano-San Siro, Cortina, Predazzo e Livigno, ha restituito al nostro Paese un prestigio universale senza eguali, tenuto in piedi da un sistema di valori che solo lo sport è in grado di assicurare. Con lo show straordinario svoltosi sotto la sapiente regìa di Marco Balich, l’Italia ha offerto il meglio di sè agli occhi del mondo : bellezza, identità, capacità imprenditoriale, storia, arte, cultura, moda, poesia, musica, armonia e innovazione. Il resto è nelle cifre : 2900 atleti in rappresentanza di 93 Paesi (l’Italia ne ha schierati 195 di cui 92 donne), 35 tra rappresentanti di famiglie Reali, Capi di Stato e di Governo presenti in tribuna (con super-ovazione per Sergio Mattarella), due miliardi di telespettatori in diretta dai cinque Continenti, 250 ore di trasmissione sui canali della Radio e della Tv italiana (unico neo la telecronaca imbarazzante e piena di errori monumentali da parte del direttore di Rai sport Petrecca), un impatto, in termini di valore economico, di cinque miliardi e trecento milioni di euro per il Paese. A fronte di una edizione da catalogare tra le più suggestive nella storia dei Giochi, riemerge il rimpianto per l’incomprensibile rinuncia della giunta comunale di Roma, allora guidata da Virginia Raggi, ad ospitare le Olimpiadi estive del 2024. Continuiamo a pensare che quel “no”, sia stato un delitto contro l’Italia, una decisione all’insegna dell’improvvisazione, dell’incompetenza, dei pregiudizi ideologici e del più evidente populismo. Una offesa al nostro movimento sportivo, fatto di passione, di cultura e di impegno civile. Mai un “no” a una rassegna che unisce i popoli e che tutte le grandi città vorrebbero ospitare, fu espresso con motivazioni così sgangherate. La sindaca si travestì da paladina della moralità : “non abbiamo risorse da sprecare, no alle Olimpiadi dei palazzinari, degli speculatori e dei tangentisti, basta con gli scandali”. Un giudizio di totale disprezzo verso i valori dell’olimpismo, spiattellato senza alcuna cognizione. Fu dimostrato, infatti, che i costi erano coperti in partenza, senza oneri per i contribuenti. Roma avrebbe ricevuto un miliardo e settecentomila dollari dal CIO, cento milioni di euro dalla legge Renzi sulle periferie e, successivamente, anche i fondi del PNRR. Avrebbe potuto programmare una riqualificazione urbana da metropoli europea con impianti e infrastrutture d’avanguardia di cui avrebbe beneficiato per sempre. Tanto per fare qualche esempio, Barcellona e Londra si sono rifatte il look ospitando i Giochi del ’92 e del 2012. Nel Report del CONI e del comitato organizzatore (che forse la Raggi non avrà mai esaminato) erano previsti 170mila posti di lavoro metà dei quali definitivi dopo l’Olimpiade. Secondo uno studio di Confindustria i Giochi avrebbero mobilitato cinque miliardi e mezzo di investimenti e prodotto sette miliardi di euro di ricavi. Pericolo di tangenti o affari oscuri? Il rapporto prevedeva la nomina di un’autorità anti-corruzione che sarebbe spettata al Campidoglio. In cerca di giustificazioni , la Raggi disse che anche Madrid e Amsterdam avevano rinunciato a ospitare l’edizione del 2024. Errore marchiano : le candidature ufficiali erano quattro : Parigi, Los Angeles, Budapest e Roma. La città eterna e l’Italia erano davanti a tutte nelle valutazioni del CIO, tanto è vero che sulle ceneri della rinuncia alla candidatura, Malagò costruì l’idea di Milano-Cortina 2026 con esito vincente. Il rammarico è ancora maggiore se pensiamo ai grandi risultati che lo sport italiano ha ottenuto negli ultimi anni, vedi i successi di Tokio nel 2021, le vittorie nel tennis, nell’atletica, nella pallavolo, nel ciclismo e in altre discipline. Un vero “Rinascimento” che avrebbe rappresentato lo spot migliore per il nostro Paese se non ci fosse stata quella rinuncia ancora inspiegabile e accompagnata da scarso rispetto verso le Istituzioni. Non dimentichiamo, infatti, che, dopo aver fissato l’ultimo appuntamento con Malagò, la sindaca fece aspettare per quarantinque minuti dietro la sua porta il presidente del CONI. Alla stessa ora era in un bar di piazza Indipendenza per sorbire un caffè con un suo assessore. Conclusione : Roma non ha avuto l’Olimpiade. In compenso, alla fine del suo mandato, la Raggi ha lasciato una città con le strade piene di immondizia, di buche, di topi e di cinghiali. Applausi.



