
”Successo organizzativo e sportivo per Milano Cortina e l’Italia Team”
di Gabriele Tacchini – Vice presidente Ussi
Sipario. La cerimonia di chiusura nella cornice suggestiva e inconsueta dell’Arena di Verona è l’atto d’addio delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Olimpiadi della fede, possiamo definirle così. Fede con l’iniziale maiuscola e minuscola. Fede come Federica Brignone, stella di questi Giochi. Magari non la più luminosa (può senz’altro splendere di più quella di Klaebo, fondista norvegese che si è portato a casa sei medaglie d’oro, o di Arianna Fontana che con 14 medaglie in vent’anni ha battuto il record di Edoardo Mangiarotti ed è diventata l’atleta italiana più vincente di sempre ai Giochi ma senz’altro quella che racchiude in sé molti dei valori olimpici portati avanti dal barone De Coubertin, a cominciare da quell’ “importante non è vincere ma partecipare”, ormai da tempo passato nel dimenticatoio. Per Federica, invece, stavolta l’importante era proprio partecipare, dieci mesi dopo un incidente che sembrava averle chiuso la carriera. Lo ha fatto con determinazione e caparbietà senza l’assillo anche mentale di dover vincere. E, infatti, ha conquistato due medaglie d’oro e ha conquistato l’Italia intera.
Olimpiadi della fede. Come quella che il Comitato organizzatore di Milano Cortina ha sempre avuto, anche quando le cose sembravano mettersi proprio male e ci si chiedeva se gli impianti sarebbero stati ultimati in tempo, se quelle strutture sarebbero state in grado di reggere all’urto dei Giochi che sono quanto di più complesso ci possa essere, organizzativamente parlando, a maggior ragione quando sono – come in questo caso – diffusi su 22 mila chilometri quadrati di territorio. E’ stato quello, soprattutto negli ultimi mesi, il leit motiv che ha accompagnato la marcia di avvicinamento: Milano Cortina va incontro ad una figuraccia planetaria, ne risentirà l’immagine dell’Italia, eccetera eccetera. Erano tantissimi i praticanti di uno degli sport preferiti dagli italiani: l’autoflagellazione preventiva. E invece…Invece è andato tutto bene e sono arrivati i complimenti della presidente del CIO, Kirsty Coventry, per questi “Giochi di successo”, per questo “nuovo modo di fare le cose” in cui “si sono superate tutte le aspettative”. Con attribuzione delle massime onorificenze CIO (Ordine d’oro) al presidente della Repubblica Mattarella e alla premier Meloni e dell’ordine d’argento ai ministri Abodi, Giorgetti e Salvini e ai rappresentanti degli enti locali. Giovanni Malagò, a sessione CIO ancora aperta, si è preso una standing ovation “che non mi sembra cosa banale e che trasferisco a tutta la squadra di Milano Cortina”. Si è identificato in loro, il presidente della Fondazione, in quei 1.700 dello staff guidato dal Ceo Andrea Varnier che – insieme agli altri 3.000 temporanei per queste ultime settimane – hanno allestito un evento che, dice ancora Malagò, “penso sia stato un formidabile spot per il nostro Paese”, frutto anche di “una strepitosa collaborazione” fra tutti i soggetti interessati. Anche perché questa immagine è trasferita all’estero visto che dei 1,3 milioni di biglietti venduti, il 63% è andato in mani straniere (tedeschi e americani soprattutto).
Olimpiadi della fede nella capacità italiana di scoprire o riscoprire campioni al momento giusto. E adesso, dopo averli visti all’opera, molti spettatori – auguriamoci i più giovani – si immaginano pattinatori sul ghiaccio, in grado di dissertare di lame e short track, di pensare come fare skicross o freestyle, magari come cimentarsi nello slittino, giusto per non restare nel più tradizionale sci alpino o di fondo. Immergersi insomma in quelle discipline dalle quali le azzurre e gli azzurri hanno portato all’Italia Team gran parte del bottino di 30 medaglie (di cui 10 d’oro), impensabile prima dell’inizio. Tanto che il presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, durante l’avvicinamento, si era augurato 20 podi, arrivare insomma al livello della mitica spedizione di Lillehammer ’94 (dove peraltro – à giusto sottolinearlo – furono in palio circa la metà delle medaglie rispetto a questa edizione). Quel numero 20 è stato frantumato, si è arrivati a 30 e a un quarto posto nella classifica per nazioni dietro Norvegia, USA e Olanda. Una classifica sulle cui basi ci sarebbe da discutere: gli orange sopravanzano gli azzurri perché, a parità di ori, hanno un argento in più. Ma hanno anche 11 bronzi in meno e complessivamente 20 medaglie contro le nostre 30. Mah!
In ogni caso Buonfiglio può giustamente parlare di Giochi da 30 e lode per l’Italia Team e l’Italia organizzatrice con un “brand capace di suscitare interesse internazionale”. E’ possibile – si spera di no – che, con il tempo, venga a galla qualcosa che non è andato come doveva andare perché, lo dice anche un proverbio, “non è tutto oro quel che luccica”. Ma intanto questa Milano Cortina 2026 luccica, e molto. Così da dar corpo ad altre ambizioni. Visto il successo perché non rilanciare l’ipotesi Roma per i Giochi 2040? “Una candidatura deve essere concordata e condivisa” dice Buonfiglio. “Il discorso – concorda Malagò – si può riaprire anche se è presto. Certo che Roma ha tre vantaggi: una sua storia unica, poi sarebbero passati 80 anni dai Giochi 1960 e infine uno Stadio Olimpico per l’atletica che, parlando di sostenibilità, pochi altri potrebbero permettersi di realizzare”.






