
Le leggende della neve a Vigevano tra aneddoti, auspici per Milano-Cortina 2026, ruolo dei giornalisti
di Mario Frongia
Sono seduti a fianco. Si danno più volte di gomito, ridono spesso, confabulano. Indossanojeans scoloriti, felpe, camicie a quadri. Scolaretti dal preside o quasi. Con quel senso di felice e strameritata impunità. “La Debo”, “Ghedo” e “Albi” al teatro Cagnoni. Il trio che ha segnato la storia. Dello sci e dello sport. Simboli che hanno inciso imprese epiche tra Mondiali e Olimpiadi. Su piste diaboliche, acclamati in tv con audience epocali dagli italiani e da mezzo mondo. Capaci di raccontarsi con garbo e tanta ironia. Deborah Compagnoni, Kristian Ghedina e Alberto Tomba. Tris delle meraviglie. E sarebbe riduttivo battezzarli Valanga azzurra.

Gianni Merlo e Gianfranco Coppola, presidenti di Aips e Ussi, tessono con memoria e competenza la cornice di un evento senza eguali. “Avete fatto la storia, impossibile dimenticarvi” dice Merlo. “Vi abbiamo raccontato mettendoci passione e rispetto. Spesso nel nostro ruolo di narratori si scopre che il grande campione, nello sci e non solo, è stato narrato imberbe dal corrispondente del paesino d’origine: ecco, l’Ussi è anche questo. Una rete di cronisti che lavora, verifica, scrive e filma senza sosta” aggiunge Coppola. E i fenomeni? Se la ridono. “Con la mia compagna sono stato da poco a Kitzbuhel: un baratro di ghiaccio! Li ho visti venir giù, dei pazzi!” ammette Ghedina. “Ma se tu sarai sceso da lì centinaia di volte!” rispondono stupiti Tomba e Compagnoni. La Regina racconta di quando, vinta una gara a Maribor, si sposta in auto da un’altra parte delle Alpi per la Coppa del mondo: “Andavo veloce, mi hanno fermato. Ho pagato la multa con i contanti del premio!”. L’Albertone nazionale coglie l’assist: “Sì, correre è stato anche un mio piacere. Perché ho smesso? L’avevo promesso a mia nonna. Poi è stato difficile riprendere”.
Gli sfottò, moderati con perizia da Simona Rolandi, voce e volto della Domenica Sportiva, proseguono. Il Cagnoni è sold out. Argomenti e verve sono indimenticabili. “Gianni Minà mi chiede un servizio per Blitz su Tomba e gli altri. Dovevo raccontare la loro giornata, dalla sveglia alla nanna. Vado nelle loro camere. Alberto mi dice: “Io vado a letto nudo!” ricorda tra le risate Gianni Merlo. Scorrono foto e clip. La celebre spaccata di Ghedina in salto durante la discesa, l’infortunio al crociato della Compagnoni, l’abbronzatura alle Maldive di Tomba con il canoista Antonio Rossi: “Una boiata! Per andarci abbiamo passato più tempo in volo che a terra!”. Andrea Monti, da capo della comunicazione, snocciola slide e numeri su Milano-Cortina. Giovanni Bruno ricorda quando, da direttore di Rai Sport ha fatto commentare da Calgary una gara di Tomba (“Ovviamente ho vinto” civetta il fenomeno) al solito Alfredo Pigna: “Ma chiesi a Marco Franzelli di coprirlo perché temevamo problemi al collegamento. Andò in onda quella, della cronaca di Alfredo non se ne seppe nulla!”. Il sindaco di Vigevano, Andrea Ceffa, distrubuisce targhe e gratitudine. A Merlo e Coppola si unisce anche Pierangelo Molinaro della Gazzetta e Flavio Roda, numero uno di Federsci. “La prima pagina della Gazzetta che parla di me e della Debo che abbiamo vinto tutto, l’avete dedicata allo sci: per una volta siete stati capaci di non mettere calcio e altro!” scherza Tomba. “Per la tua prima vittoria facemmo un titolo senza il tuo cognome: il direttore Palumbo era scaramantico!” rievocano Merlo e Molinaro. Ricordi, tra scherzi, allenamenti, vittorie, bravate, sofferenze e fatica.
“Le leggende della neve” ha colto nel segno. Gli anni Ottanta e Novanta, i circa 88 giorni che portano ai Giochi olimpici 2026, i curricula che impressionano: Tomba vanta tre ori e due argenti olimpici, due ori e due bronzi iridati, otto Coppe del mondo di specialità nello slalom speciale e gigante e una Coppa del Mondo generale. E attualmente si dedica a progetti benefici. Deborah Compagnoni ha vinto l’oro in tre diverse edizioni delle Olimpiadi invernali ed è Ambassador della Fondazione Milano-Cortina 2026. Kristian Ghedina ha collezionato tredici vittorie in gare di Coppa del Mondo e tre ai Mondiali. “Le Olimpiadi? I giochi non mi sono mai piaciuti” ammette serioso Kristian. “E non sai cosa ti sei perso! L’Italia e Sanremo che si è fermata per me? In quasi venti milioni davanti alla tv: pazzesco. Erano altri tempi” scherza, ma mica tanto, Tomba. Ghedina – che ha appena pubblicato e presentato con Gianfranco Coppola e Pierangelo Molinaro il libro “Ghedo. Non ho fretta ma vado veloce” – ha incontrato anche i giovani dello Sci Club del territorio all Auditorium di SanDionigi.

Insomma, Vigevano caput mundi. Dei fenomeni della neve e del giornalismo sportivo. In teatro è notte quasi fonda. Ma si ride. Le emozioni fioccano. “Alberto ha vinto tutto, io per una manciata di secondi ho fallito la mia Coppa. Peccato!” rimarca Ghedina. L’“Albi” e “la Debo” consolano il bolide delle nevi. “Di recente un tizio mi ha rimproverato perché in pista non avevo il caschetto! Ti pare, l’ho inventato io!” segnala l’Albertone. Si dibatte di sicurezza sugli sci: “Vanno davvero troppo veloci su lastre di ghiaccio a picco”. Se sbagli non puoi correggere. Visti i nuovi materiali e la tecnologia, è necessario studiare meglio la sicurezza di sciatori e sciatrici” dettano Ghedina e Compagnoni.
I balletti del gruppo di danza locale regalano altre emozioni. Scrosciano gli applausi. “Gianni, in sala ci sono sempre meno spettatori Magari chiudiamo?” ironizza Tomba che confessa: “Arrivo da Roma, sono distrutto!”. Applaudono Vittorio di Trapani, presidente Fnsi, e Massimo Corcione, maestro di giornalismo tv. L’Unione dei cronisti sportivi si riprende la scena: il presidente Coppola mette al collo del trio le medaglie Ussi con il nastrino tricolore. E si va avanti. Perché la miscela sport-condivisione-eccellenze-mestiere ha sempre un’alba preziosa da cui ripartire.




























