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Settembre 19, 2026

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Così Bulgarelli parlava di Mazzola

Di quella generazione e di quel centrocampo azzurro sontuoso ho conosciuto quattro
giocatori su cinque, Sandro Mazzola meno, solo in occasioni un po’formali (dopopartita, conferenze stampa). Con De Sisti ho passato una piacevole serata romana, prima degli Europei vinti dalla squadra del Mancio, organizzata proprio da Ussi: arrivò in Panda, la sistemò di fianco a Maserati e Bentley da Dolce Vita capitolina. Totò Juliano ha giocato a Bologna, con Gianni Rivera c’è stata confidenza, l’ho perfino seguito in alcuni suoi excursus politici, e di Bulgarelli (Giacumèn) ero amico. In 50 anni di tv territoriale, che compio quest’anno, non mi è mai capitato che un ospite si auto invitasse per tutelare la società verso una contestazione. Il dg del club felsineo, proprio lui, un santino a cui si era aggrappata una pencolante proprietà negli anni ’80, suonò il campanello e disse semplicemente “mè a san qué”. Prima di distruggere il Bologna passerete sul mio cadavere.

Proprio Giacomino mi raccontò che la nascita dell’AIC, il sindacato dei calciatori, era dovuta certo alla notorietà del Golden Boy rossonero – suo mentore in vari tentativi di portare il numero 8 petroniano a Milanello, tutti abortiti nel finale -, allo spirito di servizio dei più famosi e “ricchi” (rispetto ad adesso, roba da ridere) giocatori che si battevano per i più umili, ma l’abnegazione del figlio del Mito (Valentino Mazzola) fu decisiva, oltre alla perizia e competenza legale dell’avvocato Campana (ex rossoblù pure lui).

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Addio Sandrino, campione eterno

Milano, 19 settembre – Si è spento a 83 anni Sandro Mazzola, campione indimenticabile, protagonista di tante sfide in maglia nerazzurra e azzurra. Giocatore bandiera dell’Inter, simbolo di un’era d’oro del calcio italiano assieme all’eterno ‘rivale’ rossonero Gianni Rivera, Sandro Mazzola entra nel mito accanto a suo padre Valentino, il fuoriclasse scomparso nella tragedia di Superga assieme al Grande Torino degli anni ’40.  “È stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra”, si legge in una lunga nota con cui l’Inter ha dato l’annuncio della sua scomparsa.

Una carriera segnata dal destino, quella di Sandro Mazzola. Quando da Torino, dopo lo schianto di Superga, la madre si trasferì nel Milanese con Sandro e il fratellino Ferruccio (che a sua volta sarebbe diventato calciatore), il piccolo Sandro iniziò a mostrare le sue doti innate sui campi dell’oratorio e presto vestì la maglia dei ‘pulcini’ dell’ Inter. Aveva otto anni, ma presto il suo talento venne fuori prepotente, e con la “benedizione” di Benito ‘Veleno’ Lorenzi – l’idolo nerazzurro dell’epoca – Sandro salì in fretta gli scalini che lo portarono alla prima squadra. Primi anni ’60, nasceva la Grande Inter di Helenio Herrera: il tecnico vide in quel ragazzo il giocatore capace di essere anima del centrocampo avanzato e seconda punta di fantasia e implacabili capacità realizzative.

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