///
Memorial Gardenghi, il valore di essere squadra

Memorial Gardenghi, il valore di essere squadra

di Mimma Caligaris

Foto di Andrea Malossini

Il nome racconta una storia di inclusione, di opportunità, di riscatto sociale. Attraverso il rugby, uno sport, come hanno scritto Fnsi, Aser (Associazione di Stampa dell’Emilia Romagna), Ussi nazionale, Gergs (Gruppo Emilia Romagna Giornalisti Sportivi), Ordine dei Giornalisti, Unione Nazionale Giornalisti Pensionati – rappresentata dalla Vicepresidente Nazionale Maria Luigia Casalegno – sulla targa del primo ‘Memorial Marco Gardenghi, “in cui si passa la palla indietro per andare avanti”. I giocatori di ‘Giallo Dozza’ hanno la determinazione di farli questi passi in avanti nella loro vita, scoprendo la forza e il valore di essere squadra. Ecco, il nome, come spiega il presidente di Giallo Dozza, Matteo Carassiti, partner di Illumia e Ceo di E-Wide, “nasce propro dalla regola del cartellino giallo nel rugby, una espulsione di soli dieci minuti per infrazioni che non giustificano una espulsione. Anche questi ragazzi hanno avuto un ‘cartellino’, la durata è variabile, ma tutti hanno la possibilità di tornare in campo e giocare la loro partita”. Una formazione che, sabato 17 maggio, proprio grazie  al Memorial dedicato al giornalista, sindacalista e grande appassionato della palla ovale, hanno vissuto, lo spiega  Francesco Dell’Aira, il vicepresidente, “una giornata indimenticabile, che porteranno sempre dentro. La prima partita per molti di loro, la maggioranza non aveva mai giocato a rugby prima di pochi mesi fa, ma si sono impegnati negli allenamenti perché si sentono un team, si aiutano, hanno realizzato il desiderio di un confronto vero, preparato insieme all’allenatore Giordano Di Bello”.

Grandi emozioni sul campo all’interno della casa circondariale ‘Rocco  D’Amato di Bologna, il carcere della Dozza, dove tutto è nato e dove, grazie a questo evento, ora è ripartito e il mondo dell’informazione è orgoglioso del coinvolgimento in questo progetto e della dedica a Gardenghi, lo ha ribadito Paolo Amadasi, presidente dell’Aser, potando anche il saluto della segretaria nazionale Fnsi Alessandra Costante, “sarebbe stato felice, si sarebbe divertito, lui che, nei momenti liberi (pochi) andava da solo su un campo e si esercitava a calciare piazzati”.

La forza della palla ovale già nel riscaldamento e poi nella consegna ufficiale delle maglie a ogni giocatore, alla presenza degli sfidanti, i Cinghiali del Setta, compagine amatoriale che è stata eccellente ‘coprotagonista’. Tre tempi di 20′, il risultato, alla fine, ha un valore relativo (per la cronaca 17-10 per i Cinghiali): è il clima bello, coinvolgente, sportivo nel significato più pieno, che tutti si portano in eredità da questa giornata, conclusa con una grande foto di gruppo sotto una delle porte, con il terzo tempo (che, in questa occasione, in realtà è stato il quarto, con cibo e bevande da condividere), con la premiazione.

Oltre alla targa, anche un quadro che contiene lo scritto della vedova di Marco, Vita Ippolito Gardenghi, stampata su carta gialla (omaggio alla squadra), in cui ricorda il pensiero del marito sul rugby, “uno sport che può contribuire al riscatto sociale, offrendo opportunità di inclusione e crescita per persone  con disabilità o in condizioni svantaggiate”.

Non si possono non sposare, in toto, le parole del collega Gardenghi, “gioco di squadra e valori come collaborazione e rispetto dell’avversario aiutano a superare le difficoltà e a integrarsi nella società. Il rugby rompe gli stereotipi e promuove l’inclusione”. In un pomeriggio alla Dozza tutti hanno potuto constatare nei fatti la potenza della palla ovale. E le storie, importanti, da svelare, come quella di Armando Muca, che ha scoperto il rugby osservando dalla finestra della cella giocare la squadra sul campo, lui stesso è stato rugbista, poi ha frequentato il corso della federazione per diventare arbitro e ha debuttato proprio dirigendo (insieme a Fausto Mariotti) la partita tra Giallo Dozza e Cinghiali del Setta.

Anche l’Ussi, rappresentata dalla vicepresidente nazionale vicaria Mimma Caligaris, dal vicepresidente nazionale Giuliano Veronesi, dal vicepresidente vicario e dal tesoriere del Gergs Rinaldo Paolucci e del Vicepresidente Gergs Gianluca Zurlini, è fiera di una giornata che, nel nome di un collega, ha declinato un compito che sta a cuore  e ispira l’azione del gruppo di specializzazione: mettere al centro lo sport, chi lo vive, chi permette ad altri di viverlo e chi lo racconta.

L’impegno di tutti è fare del Memorial Gardenghi un appuntamento fisso, grazie anche alla direttrice della Casa circondariale, Rosalba Casella, al Procuratore delle carceri di Emilia e Marche Silvio Di Gregorio, a tutti gli educatori, ai collaboratori di Giallo Dozza, ai giocatori e allo staff dei Cinghiali.

Condividi

Facebook
Twitter

Articoli Correlati