
MILANO – Ghe sem. Ci siamo. Lo disse il presidente della Regione Lombardia Fontana, tre mesi fa. Ci siamo. Lo ha ripetuto il presidente della Repubblica Mattarella, incontrando gli atleti azzurri. Sì, adesso ci siamo davvero. Mancano solo poche ore all’inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Sono passati quasi sette anni da quel 24 giugno 2019 quando la candidatura congiunta ottenne l’assegnazione dei Giochi superando la concorrenza di Stoccolma: in mezzo c’è stato un mondo in rapida evoluzione, il Covid che lo ha squassato e una macchina organizzativa che, fra problemi e polemiche, fra difficoltà assortite, è arrivata al traguardo. Come ci è arrivata saranno i prossimi quindici giorni a dirlo. Sull’impegno delle due regioni, Lombardia e Veneto (a cui si sono aggiunti Trentino e Alto Adige, spesso dimenticati), c’è poco da dubitare ma spesso l’impegno non basta. Però si dice sempre che, nelle difficoltà, gli italiani sanno tirare fuori il meglio. Sarà così anche stavolta?Un primo assaggio lo si avrà con la cerimonia inaugurale nella cornice di San Siro, il canto del cigno del vecchio stadio milanese prossimo al pensionamento. Una cerimonia che si annuncia di straordinaria intensità emotiva, con una sfilata di artisti (Mariah Carey che omaggia Modugno, Laura Pausini che canta l’inno nazionale, e poi Pierfrancesco Favino, Sabrina Impacciatore, Ghali e altri ancora per finire con Andrea Bocelli), e numeri impressionanti: un cast di 1300 persone fra professionisti e volontari, diecimila al lavoro fra Milano, Cortina, Predazzo e Livigno, le quattro location su cui è articolata la cerimonia, due bracieri da accendere, uno a Milano all’Arco della Pace, e uno a Cortina. Il segno evidente di una Olimpiade diffusa, come la si è etichettata da subito. “La cerimonia di apertura non è solo un esercizio di tecnologia o spettacolarità. È soprattutto un racconto fatto di persone ed emozioni – ha detto Marco Balich, il direttore creativo ormai veterano degli appuntamenti olimpici -. In un mondo complesso, vogliamo proporre un messaggio di armonia, bellezza e pace che possa parlare a tutti”.Il tutti comprende gli spettatori che saranno a San Siro, fra cui alcuni dei potenti della Terra sui quali vigilerà un apparato di sicurezza imponente, e poi quelli nelle altre tre località coinvolte direttamente, i 3.200 giornalisti accreditati che racconteranno questi Giochi, e – udite, udite – due miliardi e duecento milioni di telespettatori sistemati in ogni angolo del mondo. Saranno due ore e venti minuti (tanto è stimata la durata dell’evento) di emozioni ma anche di curiosità come quella di vedere sfilare contemporaneamente ma come fossero un tutt’uno le varie delegazione (Grecia prima come da tradizione, Italia ultima da ospitante) in quattro punti lontani chilometri l’uno dall’altro. Ma anche questo rientra in un qualcosa che sta fra Armonia e Tecnologia.Accesi i bracieri, dichiarate aperte le Olimpiadi, toccherà agli atleti, da sempre i veri protagonisti. Si tingeranno d’azzurro? Mah. Le premesse per un buon risultato ci sono, Luciano Buonfiglio, alla sua prima Olimpiade come presidente del Coni, spera in 20 medaglie, le stime con i sistemi più sofisticati dicono qualcosina in meno (18-19). Però Sofia Goggia, Dorotea Wierer, Lisa Vittozzi,, Tommaso Giacomel, Domme Paris, Giovanni Franzoni, Arianna Fontana, il duo del curling Mosaner-Costantini sono solo alcuni dei nomi che potrebbero portare metallo prezioso. E qualcun altro spunterà a sorpresa.I Giochi passeranno alla storia nel segno di qualcuno in grado di suggestionare la gente. Un anno fa avremmo parlato di Olimpiadi di Federica Brignone, reduce dai trionfi di Coppa del mondo; un mese fa avremmo parlato di Olimpiadi nel segno di Lindsay Vonn, tornata a vincere a 41 anni e dopo 5 anni di pausa. Soltanto che Federica e Lindsay hanno dovuto lasciare alle mani dei medici gran parte delle loro speranze. Ma, conoscendole, non è detto che questi Giochi siano solo un inno al loro coraggio di esserci.







