
Brescia – “Parlare e scrivere di calcio nell’era del Var e dell’IA”: questo il titolo del corso di formazione organizzato dal GLGS che si è tenuto nella sala Libretti del ‘Giornale di Brescia’. Una sede insolita, a ricordare che la stampa sportiva lombarda non è solo milanese, per quanto i numeri del capoluogo siano preponderanti nella regione, per un convegno che ha visto come relatori colleghi e professionisti esperti che hanno contribuito a dare al dibattito ritmo e tanti spunti di riflessione.
Sotto la direzione-conduzione del presidente del Glgs-Ussi Lombardia, Pier Augusto Stagi, e alla presenza del vicepresidente nazionale Ussi, Gabriele Tacchini, hanno portato il loro contributo Michele Marcolini (ex giocatore ed ora allenatore che tra le altre ha conquistato una Coppa Italia di serie C alla guida dell’Alessandria ed è stato anche ct di Malta), Andrea Ferretti (giovanissimo direttore sportivo che ha già conquistato una promozione in serie B con la FeralpiSalò ed ora è ds ddell’Union Brescia), l’avvocato Guido Doria (che nel suo lavoro ha rapporti anche con la Lega di serie A e vari tesserati), e i giornalisti sportivi Filippo Grassia (presidente del Panathlon Club Milano), Franco Ordine (vicepresidente vicario Glgs) e Monica Colombo (Corriere della Sera, vicepresidente Glgs).
Interessante e di stampo decisamente deontologico l’intervento dell’avvocato Doria, che ha voluto chiarire soprattutto l’importanza della giusta terminologia nel comunicare quanto accade in campo, quando interviene il Var, e anche quanta attenzione e quanto giudizio siano necessari nell’utilizzo dell’ Intelligenza Artificiale quando si fa informazione: questo anche per scongiurare il rischio di problematiche di carattere legale nei confronti di club o singoli tesserati.
Le emozioni e la tecnologia nel calcio sono stati il filo conduttore degli altri interventi. Monica Colombo ha ricordato come il Var abbia prima illuso i tifosi che tante situazioni potessero cambiare in meglio, venendo poi parzialmente smentito con il passare del tempo. Franco Ordine ha parlato tra l’altro di un utilizzo non sempre coerente del mezzo tecnico, e anche di squadre arbitrali troppe volte non coerenti nelle loro decisioni, arrivando ad auspicare una “separazione della carriere tra arbitri di campo e chi sta al Var”. Filippo Grassia ha portato una serie di esempi di distorsioni nell’uso del Var, e analizzando l’utilizzo sempre più esteso dell’ AI ha provocatoriamente prospettato i pro e i contro di una gara diretta al 100% dall’intelligenza artificiale. La conclusione è stata che non è possibile sostituire l’uomo, malgrado gli errori che la direzione “umana” inevitabilmente può comportare.
E per gli uomini di campo? Marcolini ha ricordato come l’avvento del Var abbia cambiato le metodologie di allenamento (“dobbiamo dimenticarci la gestione dei duelli di una volta, bisogna ricordare sempre ai giocatori che ogni loro gesto è vivisezionato dalle telecamere”) e che l’avvento dell’AI non deve far dimenticare conoscenza ed etica, “perché il calcio non è solo numeri, ma anche contesto, storia, psicologia. Insomma, è umano”.
Concetto ripreso da Ferretti,che dopo aver esposto i problemi legati non solo al Var, ma anche al Fvs (Var a chiamata) che da quest’anno è stato introdotto in serie C, ha sottolineato che “l’AI pouò certo aiutare un direttore sportivo in fase di scouting, ma non potrà mai sostituire un colloquio con il giocatore che si vuole trattare”.
Proprio perché, come hanno concordato tutti i relatori, lo strumento tecnologico può aiutare, ma per fortuna il calcio resta uno sport che vive (e fa vivere) di grandi emozioni.
(F.D.)







