
Quando va via una figurina pensando al calcio dei bei tempi
Addio Pietro
Le maglie nere, le coppole al posto dei cappellini con visiera lunga, quei guanti in similpelle con striscioline di gomma con impercettibili pallini e la solitudine dei numeri 1: Pietro Battara – Piero per tutti – ne è stato un simbolo. Era bello anche sulle figurine Panini, la memoria fotografica di chi ama il calcio totale nel senso di arte per il pubblico non per gli spot. Pietro è stato un grande portiere ed un maestro e come per poche altre famiglie ha messo in fila eredi simbolici come lui per stile nella vita e bravura da ultimo difensore che poi nel calcio moderno è anche primo giocatore.
Se n’è andato dell’anagrafe ma rimarrà nei cuori. Splendido il suo passato da portiere: gli inizi a metà degli anni ’50 nel Vicenza, gli anni della Sampdoria col blucerchiato sui maglioni che in alcuni stadi come al San Paolo di Napoli sembravano colori dell’arcobaleno fino alla conclusione della carriera nel Bologna nel 1974. E proprio a Bologna iniziò un percorso che, per quei tempi, era quasi da visionario: preparatore dei portieri cosa che poi diventò fondamenta nei club professionistici iniziando a lavorare realmente sulla formazione dei giovani e ad avere il coraggio di prepararli per farli esordire in Serie A, sfatando l’idea di allora che un portiere potesse arrivare nella massima serie soltanto dopo anni di esperienza. Fu un progetto importante, portato avanti insieme a Perani e Fogli, che contribuì a fare di Casteldebole e del Bologna uno dei primi grandi settori giovanili della Serie A.
Esistono dinastie e i Battara lo sono: Piero, Massimo e Daniele Battara, tre generazioni che hanno fatto del portiere e dell’allenamento dei portieri la propria vita, girando il mondo con questo mestiere.
Massimo ha brindato al ritorno della Salernitana in B dopo 25 anni da grande portiere e ha avuto la capacità di portare avanti quello che aveva imparato soprattutto da lui fino all’Europeo vinto con l’Italia, lavorando con Donnarumma, poi eletto miglior giocatore del torneo. Oggi Daniele Battara continua questa storia all’estero, nello staff di Simone Inzaghi.
Le mani di Piero, il suo rigore, la sua educazione, fanno della bravura e della serietà il marchio di famiglia dei Battara. Oggi chi resta ha un motivo in più per non smarrire la strada. Piero se n’è andato ma c’è, eccome se c’è. RIP grande Piero, numero 1 non solo di maglia.







