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GIANNI BRERA, IL “PELE’ DEI GIORNALISTI” RICORDATO A 30 ANNI DALLA MORTE

GIANNI BRERA, IL “PELE’ DEI GIORNALISTI” RICORDATO A 30 ANNI DALLA MORTE

Milano – Gianni Brera a tutto tondo: il giornalista, lo scrittore, l’uomo di cultura, l’inventore di neologismi che hanno fatto linguaggio. “Il Pelè dei giornalisti”, come ha voluto definirlo oggi l’ex grande centravanti e commentatore Josè Altafini, è stato ricordato a 30 anni dalla sua tragica scomparsa in un incontro a Milano nella sede di Banco BPM. Organizzato dal GLGS-USSI Lombardia (Gruppo Lombardo Giornalisti Sportivi) e dal Panathlon Milano, l’evento – intitolato “Gioan Brera fu Carlo”, come amava definirsi Brera – è stato animato dalle testimonianze di colleghi, di amici e studiosi “brerologi”, del figlio Franco Brera, di Altafini e del giornalista Filippo Grassia, presidente del Panathlon Milano, nel ruolo di conduttore. Tra gli intervenuti, anche il presidente dell’ Unione Stampa Sportiva Italiana (USSI) Gianfranco Coppola, il vicepresidente vicario Riccardo Signori, i presidenti del GLGS, Gabriele Tacchini, e dell’ Associazione della Stampa Internazionale  (AIPS), Gianni Merlo. Un contributo filmato è venuto da Massimo Gramellini, che ha espresso tutta la sua riconoscenza a Gianni Brera per averlo appassionato e inconsapevolmente avviato al giornalismo grazie alla lettura dei suoi scritti.

Come “padrone di casa”, l’avv. Umberto Ambrosoli, Presidente di Banca Aletti e Fondazione BPM, ha sottolineato l’impegno della banca nel sostenere la pratica sportiva a tutti i livelli, soprattutto in funzione sociale nei confronti delle giovani generazioni.  Poi Gianni Brera, morto nel dicembre 1992 in un incidente stradale nella “sua” Bassa Padana, è stato il protagonista di una celebrazione ben lontana dall’ufficialità, ma fatta di mille ricordi e testimonianze anche divertenti sull’uomo e sul giornalista, spaziando dal mondo professionale a quello privato, a quello letterario e culturale.

Fra gli argomenti trattati ha dominato quello del lessico innovativo di Brera, tema toccato in particolare da Grassia e da Franco Brera. Termini nati dalla fervida immaginazione di Gianni Brera – come contropiede, fuorigioco e innumerevoli altri – fanno oggi parte del linguaggio comune, e non solo sportivo.  “Fuoriclasse del giornalismo, uomo di grande cultura e di grandi valori”, come l’ha definito Coppola, Brera fu anche “cantore di storia e di storie”. Sotto questo profilo ne ha parlato Renata Crotti, docente di storia medioevale a Pavia e presidente del “Comitato Brera Cento”, ricordando che se da un lato Brera esibiva un assoluto “orgoglio padano”, dall’altro affermava una piena  “cittadinanza del mondo” nella vita e nello sport.

E poi i mille ricordi personali nati dalla frequentazione. Con Gianni Merlo, che da giovanissimo giornalista fu “aiutante” di Brera. Con Josè Altafini (“è stato il più grande di tutti, ho sempre accettato le sue critiche”). Con Riccardo Signori e con Franco Zuccalà, che lo ebbero vicino rispettivamente al “Giornale” di Montanelli e in Rai alla “Domenica Sportiva”, e ne hanno ricordato le abitudini e le ritualità professionali.  Adalberto Scemma, firma storica del giornalismo sportivo e docente di letteratura sportiva, ha sottolineato l’attualità di Brera: da lui è venuta la sollecitazione a non lasciar cadere nell’oblio ciò che Brera, grande innovatore, ha rappresentato per il giornalismo e per la cultura.

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