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A Milano un contest in ricordo di Aldo Giordani

A Milano un contest in ricordo di Aldo Giordani

di Alberto Bortolotti – Consigliere Nazionale Ussi

Milano è “la” capitale dello sport italiano, indiscutibilmente. C’é un mosaico di brave persone le quali, sottraendo tempo al resto, portano avanti un tessuto ricchissimo di atlete, atleti, volontari, dirigenti, staff tecnici e medico/sanitari, accompagnatori, pullmini e auto private, insomma un esercito di gente perbene che si spende per il prossimo.

L’Istituto scolastico De Amicis, per esempio, a tre fermate di metro da Piazza Duomo, si è dato al basket – grazie alla sensibilità del proprietario, Giulio Massa, ex cestista – creando un Museo specifico, affidato all’ex Scarpetta Rossa Giorgio Papetti circondato da una pletora di amici. E ha dato vita a un contest tra classi in memoria di Aldo Giordani, curiosa – e determinante – figura di “guru” un pò romano, un pò meneghino, con una spruzzata di bolognesità, senza il quale la pallacanestro non sarebbe diventata basket. Lo ha fatto perché nel giorno bisestile del 2024 Aldo avrebbe compiuto 100 anni. 

Giordani aveva giocato a palla al cesto e poi ne era diventato un formidabile divulgatore: certo, anche in RAI, ma direi soprattutto sul cartaceo. Il “suo” settimanale, Superbasket, prosegue il cammino, pure in mezzo a percorsi oggi parecchio accidentati  per tutti i mezzi di comunicazione tradizionali. Lui ne aveva fatto fucina di giovani cronisti di qualità ma specialmente della sua causticità, detestava che il basket non riconoscesse le sue qualità intrinseche e non le valorizzasse. I “pallini” con cui arricchiva il giornale, erano una collezione di notizie. 

Nel libro di Peterson sull’Avvocato Porelli, mitologica figura di dirigente cestistico collerico, illuminato e dominante (mantovano che si affermò a Bologna) nella sua epoca (a cui si contrapponeva il triestino/milanese Cesare Rubini, “Il Principe”, caratteristiche del tutto analoghe, con in più un passato da grande atleta), che ho avuto l’onore di curare, Ettore Messina scrive un saluto pieno di affetto, complice il cronista qui presente. Un bel giorno – lavorava a Udine – viene a Bologna, alberga in una pensione di quart’ordine, si accorda con Porelli per sbarcare, da coach, alla V nera (di cui fu poi il condottiero per diversi lustri), partendo dalla cantera, ovvio. Una cosa sola gli raccomanda l’Avvocatone: non divulgare la notizia, soprattutto non parlarne a Giordani. Messina torna in Friuli con il contratto in tasca, compra Superbasket e…zac!, c’é un pallino che certifica la sua firma con Bologna. Sudori freddi, senso di svenimento, lo spettro di perdere tutto. Chiama Porelli. E’ la fine? Macché: “Buongiorno Messina, ha letto Superbasket? L’ho raccontato io a Giordani, quello non tiene neanche la pipì “. 

In realtà Al Jordan faceva solo il suo mestiere. Dare notizie, esprimere pareri, e non sempre gli editori gradiscono. Spesso nemmeno i lettori. E Aldo ha avuto la “fortuna” di morire – 68 anni, nel pieno delle forze – a social neanche immaginati. L’avrebbero scuoiato vivo, tutti i sapientoni del web. 

A proposito di editori, subito dopo il trionfo di Bearzot ai Mondiali dell’82 in Spagna, il Guerino – il cui Direttore, Italo Cucci, era stato il vessillifero dei pochissimi pro bearzottiani nel pre – cambia guida. Sale al soglio sanlazzarese Adalberto Bortolotti, carriera a Tuttosport e Stadio, grande appassionato di cesti. Un problema: il redattore capo, Aldo Giordani, viveva e lavorava a Milano, curando mirabilmente un documentatissimo inserto dedicato ai canestri. L’editore era una figura curiosissima di self made man. Luciano Conti, un bolognese frequentatore di night club (vabbé. Bologna è godereccia, ma Conti alla Fontanina ci viveva, in pratica: poi la comprò) con pistola sempre in tasca, modi spicci, interlocuzioni perloppiù dialettali, che non gli impedivano, da Presidente del Bologna Calcio, di dialogare spesso con l’austero profilo sabaudo di Giampiero Boniperti. “L’um degga, Diretour, cum feggna con cal Giordani? Al vol ster a Milan! Mo mè oia da pagher on cal sta a dusant chilometer (Mi dica Direttore, come facciamo con quel Giordani, che vuole stare a Milano, ma come posso pagare uno che sta a 200 km.?)”. Non c’era Internet, ovvio, e in più Conti non era esattamente uno spendaccione, come editore. “Signor Conti, ci parlo io con Aldo. Gli proporrò di venire a Bologna, lui dirà di no, poi vi accorderete. Non si preoccupi”.

Infatti…beh, intanto, Aldo Bologna la conosceva bene. Gli piaceva, era già al centro delle vicende di canestri. “Ooh, caro Memme (il soprannome di Adalberto), che piacere! Ah, io vengo subito. Di corsa. Sappimi dire”. Piano fallito, ma le cose poi presero il corso naturale. Piano piano il Guerin Basket, creatura giordaniana par excellance, perse un po’ di interesse nella testa di Aldo, che si dedicò a Superbasket e restò a Milano. 

La mattinata del 29 febbraio al De Amicis è stata molto carina. Ho ritrovato colleghi – da Mino Taveri che conduceva a Luca Chiabotti e  Bibi Velluzzi, da Claudio Arrigoni alla comparsata di Dan Peterson sempre in formissima – che non vedevo da tempo, grazie al “Doc” Alberto Martelli, vecchio sodale, sono entrato in giuria – ho visto lavori carini e ho una sola raccomandazione da fare ai ragazzi: usate un po’ meno Wikipedia, sennò è tutto standardizzato – e ho portato un pezzetto di Basket City a omaggiare doverosamente davanti ai figli (Valeria, Claudia e Marco) e ai nipoti l’immarcescibile figura di Giordani. Ho perfino messo qualche libro “virtussino” nella Biblioteca, intrisa di . naturale – colore rosso Olimpia. 

Mi piacerebbe che i ragazzi che abbiamo premiato recuperassero un po’ dell’autonomia di pensiero di Aldo. Qualunque mestiere decidessero di fare, sarebbe comunque una grande vittoria.

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