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Abolire l'Ordine? La riflessione di Francesco Caremani, consigliere USSI Toscana

Abolire l'Ordine? La riflessione di Francesco Caremani, consigliere USSI Toscana

di Francesco Caremani, consigliere Ussi Toscana

Pubblichiamo l’intervento del collega perché crediamo che gli spunti forniti siano utili per tutta la categoria e favoriscano un confronto sul tema di grande attualità qual è appunto l’annunciata abolizione dell’Ordine dei giornalisti.

Sono vent’anni che, più o meno in malafede, si parla dell’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti (facevo ancora Scienze politiche, figuriamoci) e visto che un po’ tutti (non sempre con cognizione di causa) si sono espressi sull’argomento, forse lo posso fare anch’io dato che si parla del mio lavoro e del mio ambiente professionale, dal 1994.
Personalmente non ho pregiudizi sull’argomento e i motivi sono abbastanza semplici.

  1. Io sono un giornalista perché faccio il giornalista e a chi mi fa scrivere non gliene importa niente della tessera, quindi continuerò a farlo, male, sottopagato, senza uno straccio di contratto, proprio come adesso.
  2. Per avere un contratto nazionale di categoria credo basti un sindacato, a meno che l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti non ingolosisca gli editori-padroni ad abbassare ancora di più la qualità del lavoro, perché va da sé che meno soldi è uguale a meno qualità, tra Bot e intelligenze artificiali varie che negli Usa, per esempio, possono sostituire un giornalista sportivo che segue una partita di baseball.
  3. I corsi di formazione, in generale (con lodevoli eccezioni), così come sono organizzati adesso non sono un granché (esempi recenti lo dimostrano… pure per colpa nostra), con la fissa soprattutto dei crediti deontologici, tanto poi ognuno fa come gli pare e le varie carte le butta quotidianamente nel cestino della spazzatura. E quando li frequento vedo per la maggior parte freelance come me, ma sicuramente mi sbaglio, in fondo sono anche un po’ miope.

Il vero problema, a mio avviso, è la macelleria pensionistica che ne scaturirà, perché senza un ordine professionale verrebbe meno pure la previdenza ad hoc dell’Inpgi, principale e gestione separata, con la forte eventualità di confluire tutti nell’Inps o nell’Enpals; va da sé che un ricongiungimento con un altro ente non sarà certo a zero euro e per noi freelance (la maggioranza degli iscritti all’Ordine oggi come oggi) sarà, appunto, macelleria sociale, considerando chi come me ha pagato un salatissimo riscatto degli anni di laurea e/o altri il ricongiungimento da altri enti (con il rischio beffardo di fare andata e ritorno, non solo economicamente).
In tutto quanti saremo, 50.000? Di più? Di meno? Non ho i dati sotto mano, ma siamo lì, quindi a livello nazionale una briciola rispetto ad altri settori, una briciola che la pensione, già precaria adesso, continuerà a sognarla come tanti coetanei (di altri ambiti professionali), senza considerare quelle di chi ha già smesso di lavorare nel giornalismo.
E poi, alla ‘gggente’ che gliene importa, siamo o non siamo tutti, indistintamente, giornalisti infami, giornalisti terroristi, ecc., ecc.? Insomma, come dire che tutti i politici sono cialtroni, corrotti, ecc., ecc. O scegliete voi, liberamente, per altre categorie professionali.
Se accadrà, tanto, non saremo noi a decidere, saranno altri a farlo e altri, molti altri, plaudiranno se non peggio; in fondo un dato certo di questo periodo è che «pietà l’è morta» (cit.).
In quel momento, però, non potrò fare a meno di pensare a chi, non sapendo né leggere né scrivere (non letteralmente… ma di questi tempi mi pare che non si vada tanto per il sottile), a suo tempo mi chiese una mano (gratuitamente!) per capire l’abc della comunicazione, tornatagli poi utile in politica e nella ricerca del consenso: lo so sono un “bischero”, me lo dico spesso anche da solo quindi non infierite.
E poiché, oltre a essere un giornalista (infame e terrorista, come recita la vulgata e non da oggi), sono anche un elefante potrò tirare fuori le mail (mai cancellate), le correzioni e gli scambi di messaggi con chi oggi fa parte di quel gruppo di persone che spinge, decide e applaude contro una determinata categoria professionale, al netto di tutti gli errori (tanti) commessi dai giornalisti e quindi pure dal sottoscritto. Perché se «pietà l’è morta» lo è per tutti.
Chi avesse interventi da fare, potrà farlo inviando una mail a: segreteria@ussi.it

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