
Il ricordo di Alberto Bortolotti, Consigliere Nazionale
Sono previste per domani, tra il Policlinico Sant’Orsola a Bologna – dove e’ spirato nello stesso reparto che ha accompagnato Sinisa Mihajlovic – e il cimitero di San Lazzaro di Savena, prima cintura petroniana, le esequie di Alberto Antonini, già firma di Rombo e Autosprint (l’accoppiata vincente e storica di testate felsinee che rese grandi le cronache dei motori partoriti perlopiù a 50 km. a ovest, ovvero Maranello, con l’aggiunta di altrettanti a est, cioè la Faenza di Minardi), poi misurato, discreto e severo capoufficio stampa proprio del Cavallino sotto la gestione di Arrivabene.Alberto era un nipote d’arte. Fu infatti lo zio Giorgio Serra, il mitico Matitaccia – sempiterno ospite fisso e animatore delle serate domenicali del Processo al Gran Premio curato dal sottoscritto su Odeon TV – che lo introdusse a Rombo, seguendo la diaspora inevitabilmente fomentata dal genio di Marcello Sabbatini, colui che ha dato inizio a tutto, e che un giorno fece tuonare il suo vocione baritonale in redazione chiedendo uno pratico di computer. Allora non ce n’erano! Comparve Alberto e parti’ la storia, che si sviluppò poi con un altro mammasantissima dei pistoni da raccontare, ovvero Carlo Cavicchi ad Autosprint. In quella redazione di fuoriclasse tuttora attivi Antonini, inviato sulla Formula 1, lucido’ i suoi cilindri. L’approdo in Ferrari fu naturale e il grande pubblico televisivo lo conobbe per le sue comunicazioni asciutte e professionali durante le dirette di Sky. Come racconta lo zio Serra, le chiacchiere tra lui e il nipote si limitavano ai tortellini, specie nel quinquennio ferrarista. Alberto non era “solo” un giornalista. Come tutte le firme motoristiche, nel suo background c’erano approfondimenti ingegneristici. Quando uno emerge in questo campo, vuol proprio dire che è bravo.






