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Clerici, la sua penna è già leggenda

Clerici, la sua penna è già leggenda

Gianni Clerici

di Marco LobassoStorica firma del tennis, caposervizio LEGGO

Pensavamo e sognavamo di voler diventare grandi giornalisti sportivi come lui, non immaginavamo che lui era molto di più, un narratore di livello mondiale, uno scrittore prestato al giornalismo. Di più, al racconto del tennis. Nella sua lunga carriera, Gianni Clerici è stato esempio di competenza e professionalità per tantissime generazioni di giornalisti. Il “bello scrivere”, quell’ossessione che prende tutti noi e che a lui invece veniva facile facile, come bere un biccher d’acqua. Facile che faceva quasi rabbia. Riusciva ad andare oltre: era tutta la sua vita che rappresentava il “bello scrivere”. Come si fa a non ammirare un uomo che è riuscito da tennista a giocare nel tabellone principale di Wimbledon, il The Championship, raccontando la sua magica avventura, come fosse una cosa di tutti giorni? Semplice, spiegava a noi tutti in religioso silenzio, nella sala stampa del Foro Italico, perché a lui risultava tutto semplice: giocare con classe a tennis, scendere in campo a Wimbledon, parlare le lingue incredibilmente bene, diventare invitato di quotidiani come Il Giorno e La Repubblica e poi scrittore di successo. Di successo vero perché “La sua storia del tennis”, per fare un esempio, è una opera monumentale che dal 1974 a oggi è stata tradotta in decine di lingue e ha avuto una brillante vita di ristampe e di record di vendite. Clerici o lo invidiavi o lo ammiravi. Noi lo ammiravamo, tenendolo ben stretto come punto di riferimento per migliorare come persone e come giornalisti.
Non sono queste parole banali o scritte solo perché lui se ne è andato alla soglia dei 92 anni di età. quello ti porti dentro, quello che hai nel tuo bagaglio di persona. In particolare nel giornalismo. Ci ha ricordato che studiare è una cosa seria, che voler essere solo giornalisti sportivi non ha senso: bisogna diventare prima uomini, poi colti, se possibile, e doverosamente onesti in tutto quello che si dice e si scrive. I fuoriclasse tra loro si attraggono e simpatizzano, per questo, sembra quasi ovvio ricordarlo, Gianni Brera chiamò lui a Il Giorno di Milano e mai acquisto per il quotidiano di Milano fu mai così indovinato…
Poteva essere tutto, Gianni Clerici. Ha preferito scrivere di tennis, la cosa che più amava, diventandone anche un collezionista di preziosi cimeli, opere d’arte, cose meravigliose. Poteva fare tutto, invece collezionava tennis: come fai a non amare una persona così.
Ha raccontato da giornalista l’epopea degli azzurri di Coppa Davis del 1976 e di Adriano Panatta, poi il Grande Tennis sulla carta stampata e in tivù con il suo amico Rino Tommasi, da Borg e McEnroe a Nadal e Federer. Sembrava perfetto per essere la splendida seconda voce di un fuoriclasse senza troppa fantasia come Tommasi. Che poi non è nemmeno del tutto vero, visto che quando voleva Tommasi di fantasia ne aveva: quel soprannome fantastico dato a Clerici, il “Dottor Divago”, per la sua tendenza a parlare d’altro in tv, lo aveva inventato proprio il suo amico Rino. La gente si innamorò del Clerici telecronista; però, chi non lo ha seguito da inviato de Il Giorno e di Repubblica, chi non ha letto i suoi articoli sui giornali, non sa davvero cosa si sia perso.
Con Gianni Clerici in campo, il giornalismo sportivo è stato decisamente migliore. Siamo convinti che anche adesso che il gentiluomo di Como ci ha lasciati, il “bello scrivere” farà ancora parte di noi. Con umiltà e impegno e con quell’onestà magari un po’ snob che ti può salvare in tante occasioni, faremo ancora tesoro dei suoi insegnamenti, anche involontari. Il “bello scrivere” è un atto di fede e una dimostrazione di buona volontà, non utopia.

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L’ULTIMA INTERVISTA DI GIANNI CLERICI SU “LEGGO”

I NOVANT’ANNI DI GIANNI CLERICI DAL GRANDE TENNIS A ORWELL

di Marco Lobasso
Gianni Clerici compie oggi 90 anni. Lo Scriba, uno degli ultimi giornalisti-monumento in Italia, ci regala articoli, saggi, libri, romanzi, poesie e pillole di saggezza da sempre. Un privilegio. Si dice che Clerici sia un fuoriclasse della scrittura prestato al tennis. Benedetta la sua scelta, allora, che ci dà la possibilità di godercelo nel mondo dello sport, pulito, democratico e ancora romantico.
Che tennis troveremo ad agosto, se lo troveremo?
«Difficile dirlo, la situazione è in continua evoluzione e l’America se la passa male, proprio lì dove dovrebbero iniziare i tornei internazionali di questa stagione assurda. Ma senza le condizioni sarà difficile giocare negli Usa».
Se come per incanto si riprendesse davvero, che tennis troveremmo: ancora i big al vertice o finalmente il sorpasso dei giovani sfidanti?
«Io credo che ancora per quest’anno non ci saranno sorprese e i grandi come Federer, Nadal e Djokovic riusciranno a difendere i propri ruoli di vertice».
Ma Federer ha ormai quasi 40 anni.
«Certo, ma è ancora magnifico vederlo giocare; si può soprassedere ancora un poco all’età anagrafica. Però, basta chiedermi se è lui il più grande di sempre, non si risponde a queste dommande».
Le hanno assegnato tanti soprannomi, spesso simpaticissimi: scriba è quello più famoso. E quello più divertente per lei?
«Potrei dire quello del tennis, ci ho fatto anche un libro. Però, in fondo, ne cito uno che mi dà la possibilità anche di ricordare il mio amico Rino Tommasi, ottimo giornalista e compagno di tanti anni di lavoro e di telecronache: mi chiamava Dottor Divago, perché amavo andare oltre il tema del match che commentavamo. Mi è caro quel soprannome».
Alla soglia dei 90 anni Gianni Clerici è tornato in libreria con un volume fantastico, che sfiora soltanto il suo amato tennis e si proietta in un romanzo ambientato nel 2084, che in qualche modo segue la falsa riga del successo mondiale di George Orwell e del suo 1984.
«Lo avevo già scritto prima dell’avvento del Covid, il lockdown mi ha permesso di perfezionare il tutto e di essere pronto a pubblicare. E’ stato un lavoro bello, difficile e faticoso».
Romanziere, poeta, saggista e poi i libri sul tennis, come 500 anni di tennis, un best seller planetario, tradotto in decine di lingue, con infinite ristampe. Anche per questo Gianni Clerici nel 2006 è entrato di diritto nella hall of fame mondiale di Newport.
«Una soddisfazione grande, il tennis è la mia vita. Spero che non cambi, nonostante i tentativi che stanno facendo. In fondo, ha sempre trovato il modo di sopravvivere, spero lo faccia ancora».

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