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LEGA HI TECH, CALCIO SPAZIALE

LEGA HI TECH, CALCIO SPAZIALE

di Riccardo Signori

Qui Nasa, a voi Var. C’è una evoluzione, quasi di stampo lunare, nel calcio di casa nostra che non si esplica solo con una sigletta che a tanti sta diventando antipatica, se non il bersaglio di frustrazioni che, una volta, si scaricavano sugli arbitri. Per capirlo bisogna infilarsi nel cubo magico che la Lega di serie A ha fatto sorgere a Lissone, una ventina di chilometri da Milano, cittadina a braccetto con Monza. Infilarsi nel cubo magico, che poi è una sorta di rettangolone di 2400 metri quadrati lungo un affollato vialone di Lissone, denominato International broadcast centre, significa capire l’evoluzione di un mondo che non può essere legato soltanto al rigore si-rigore no. Quello più semplicemente denominato “Var center” è un nuovo libro che si apre agli occhi di giornalisti e tifosi: accoglie gli arbitri impegnati al Var per tutte le partite di serie A, ma racchiude ogni aspetto produttivo a livello televisivo con l’aiuto di EI Towers partner tecnologico di esperienza decennale. Parliamo della possibilità, ora concreta, di produrre in proprio. Ussi, con il presidente Gianfranco Coppola ed alcuni componenti, è stato invitato ad una visita. Ci hanno accolto con un “Welcome Ussi” ed è già un buon segnale. Ma forse sarebbe bello, e sarebbe il caso, che tutti i cronisti sportivi potessero accedervi per intuire l’evoluzione e la complicata serietà con la quale l’universo calcistico della serie A, in futuro anche della B, affrontano le sfide sul campo con gli arbitri e quelle televisive nel mondo.  Lorenzo Dallari, giornalista di lunga esperienza in tv, social director della Lega di serie A e coordinatore del progetto, ci ha condotto tra le novità di questa evoluzione tecnologica e con lui Emanuele Tigani e Tiziano Mauri. Mentre sui muri si stagliano le figure, a misura d’uomo, di calciatori del presente e del passato che hanno fatto la fortuna del pallone.

La Var room è il cuore del progetto, collegata con 17 stadi di serie A: 8 Var room per gli arbitri di A, 4 per la B non ancora attive, una sorta di porta chiusa al mondo, senza neppure finestre per permettere concentrazione e concedere tranquillità agli arbitri impegnati a visionare filmati in poche decine di secondi. Il centro di Lissone è stato studiato nei minimi particolari. Per esemplificare: vai a prendere il caffè e, mentre attendi, la macchinetta ti mostra spezzoni di partite. Ma, più in particolare: è sostenuto da una autostrada di cavi, se ne sono contati 250 km, poi 230 monitor tv, 16 cabine di commento, 24 postazioni editing, una sala per infografica, 2 sale per virtualizzazioni, una sala conferenze, 12 sale Var e una di supervisione con gli schermi su tutte le partite di serie A, 320 segnali smistati per match round. Sono occupate stabilmente una trentina di persone, che diventano 80 nei giorni di gara. Oltre al lavoro degli arbitri, c’è quello giornalistico che impiega 60 colleghi professionisti: insieme ai tecnici si occupano del commento delle partite in italiano, inglese e lingua araba, creando contenuti per 11 format differenti di highlights.

   Visto tutto questo, è stata particolarmente significativa l’idea di Gianfranco Coppola del regalare a Emanuele Tigani il gagliardetto dei 75 anni che, quest’anno, compie l’Ussi. Emanuele è figlio di Michele Tigani, per tanti anni il dominus dei rapporti di comunicazione fra giornalisti e Lega di serie A, quando non c’erano cellulari ma solo telefoni fissi, quando i giocatori baciavano per davvero la maglia del cuore e i presidenti si dimenavano con il rosso di bilancio, unica linea di continuità con questi tempi. Il ricordo di Michele Tigani e la nascita del centro Ibc ci raccontano di due mondi davvero diversi. E se og
gi una telefonata allunga la vita, allora una telefonata di Tigani portava una notizia. Che, per i giornalisti, è ancora un momento di vita.

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