di Alberto Bortolotti Consigliere Nazionale
“La differenza tra parlare di soldi e i soldi…sono i soldi” soleva dire Gigi Porelli, nume tutelare di Virtus Pallacanestro, uno dei più grandi dirigenti sportivi italiani, mantovano che trovò nella Bologna degli anni ’50 – come negli anni ’30 era capitato a Dall’Ara, reggiano – la palestra ideale per emergere. Stavolta i soldi ci sono. Stavolta il percorso per fare un “Nuovo Dall’Ara” sembra nettamente più in discesa degli ultimi faticosissimi dieci anni, nei quali il Bologna calcio e il Comune non sono mai riusciti a trovare una quadra. Firenze ha fatto ricorso al PNRR, che ai discepoli di San Petronio è stato negato. Gelosie che hanno un po’ galoppato.

I soldi li mette anzi tutto la Fiera di Bologna, secondo polo italiano dopo Milano, + 20% negli ultimi esercizi finanziari. La centralità felsinea è indubbiamente un grande vantaggio (se ne è giovato l’ex patron virtussino Claudio Sabatini, boss della Unipol Arena, hub per megaeventi musicali a Casalecchio, alle porte del capoluogo, laddove la tratta autostradale Milano-Roma è quasi a metà del percorso), la perizia della gestione di Fiera Bologna ha fatto il resto. Il Comune e il Bologna si erano arenati quando il costo della ristrutturazione del Dall’Ara (un po’ “mega” per le risorse in cassa) ha superato di più spanne i 200 milioni. 40, sì, li metteva la municipalità, ma la pur indiscutibile solidità finanziaria della famiglia Saputo (gestione migliorabile sul piano agonistico, intoccabile per la serietà operativa) non ha trovato partner in grado di supportarla, nonostante una capillare ricerca del CEO Fenucci anche in ambito pubblico.
Come “pilot” si è scelto il basket, con la costruzione, da terminare implacabilmente a novembre, della nuova Arena per le sfide tricolori e continentali delle V nere di Massimo Zanetti. Il battesimo del fuoco sarà ancora più prestigioso, finale a 8 di Coppa Davis, dal 24 novembre. Da metà dicembre toccherà alla Virtus.
La nuova arena al coperto ha battuto tutti i record di celerità costruttiva, si chiuderà in 12 mesi (11.000 spettatori per i cesti bianconeri). Per lo stadio ce ne vorrà almeno il triplo, sarà ubicato tra casello autostradale, tangenziale e Via Stalingrado, ci passerà accanto il nascente tram e ovviamente in città serpeggiano i dubbi. E’ in corso un derby tra Bologna e Firenze, su chi è più scettico rispetto alle novità. Il betting dice che le chance sono di un’incollatura perché vinca Firenze, con Bologna in forte rimonta.
Tutti si basano sul passato, sulla antipatia per il Sindaco (all’80% un fatto di “tifo” politico, tanto inevitabile quanto irrimediabile: a destra il politico di sinistra migliore è colui che fa scelte di destra. Idem dall’altra parte) e sulla inconcludenza dell’iter della ristrutturazione.
Seguite il percorso dei soldi: stavolta intorno ai 200 milioni sono già in saccoccia. Quelli della Fiera, che ne ha messi già 75 per la arena al coperto. Oggi è in gioco la rielezione del primo cittadino (benché manchi totalmente un candidato espressione delle forze al Governo del Paese), le strutture economiche che sono parte del tradizionale sistema di potere della città sono allertate da mesi. Il progetto è della Fiera e il Bologna può scegliere se essere co-finanziatore oppure – come Virtus – solo cliente.
La tempistica dell’iter “preparatorio” è stata tutta tarata sul rispetto della data del 31 luglio ‘26, termine ultimo per entrare tra i papabili a ospitare gare dell’Europeo 2032. Perfino l’accenno, lo scorso 30 luglio, del Sindaco, in visita al cantiere dell’arena, alla questione stadio – neanche minimamente affrontata nel comunicato di convocazione della conferenza stampa – è capitato nel mezzo delle sue risposte come una voce dal sen fuggita, quando in realtà, a posteriori, si può esser certi che nemmeno questa sia stata lasciata al caso. Come si fa in occasioni del genere, chiedi al collega “amico” di fare una domanda. Niente di inedito o mai visto, tutt’altro.
In ogni caso è un unicum, direi europeo. Doppio impianto cittadino, doppia possibilità di giocarci in Europa, prevalentemente a carico dell’Ente Fiera. Rimpiangere, come molti stanno facendo, che questa strada non sia stata seguita prima vuol dire ignorare i tempi della politica. Che in questo caso ha battuto un colpo, pesante per il capoluogo emiliano e prospetticamente interessante per tante altre città.






