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Gergs: a Rimini il seminario “Deontologia ed etica nell’informazione sportiva”

Gergs: a Rimini il seminario “Deontologia ed etica nell’informazione sportiva”

Si è svolto a Rimini preso la sala congressi concessa dalla Sgr e dal suo presidente Dionigio Dionigi, un interessante seminario di formazione organizzato dall’Ordine dei Giornalisti di Bologna, in collaborazione con Ussi-Gergs, dal titolo “Deontologia ed etica nell’informazione sportiva”.

Sono intervenuti il collega Doriano Rabotti, capo dei servizi sportivi del Qs e vice presidente del Gergs, Roberta Invidia, giornalista, esperta di intelligenza artificiale, Davide Cassani, già C.T. della Nazionale di ciclismo e presidente APT E.R., Elide Giordani, giornalista, segretaria del Consiglio Regionale dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna. Ha moderato il dibattito Alberto Bortolotti, consigliere nazionale dell’Ussi.

Particolarmente interessante il contributo, in qualità di ospite, di Andrea Agostini, direttore operativo del UAE Team Emirates, la squadra del campione del mondo, Tadej Pogacar.

Andrea Agostini, intervistato dal presidente del Gergs, Paolo Reggianini e dal consigliere Gergs, Luca Serafini, ha spiegato, tra i tanti argomenti trattati, le dinamiche che regolano la comunicazione all’interno di una squadra considerata la numero uno a livello mondiale.

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Così Bulgarelli parlava di Mazzola

Di quella generazione e di quel centrocampo azzurro sontuoso ho conosciuto quattro
giocatori su cinque, Sandro Mazzola meno, solo in occasioni un po’formali (dopopartita, conferenze stampa). Con De Sisti ho passato una piacevole serata romana, prima degli Europei vinti dalla squadra del Mancio, organizzata proprio da Ussi: arrivò in Panda, la sistemò di fianco a Maserati e Bentley da Dolce Vita capitolina. Totò Juliano ha giocato a Bologna, con Gianni Rivera c’è stata confidenza, l’ho perfino seguito in alcuni suoi excursus politici, e di Bulgarelli (Giacumèn) ero amico. In 50 anni di tv territoriale, che compio quest’anno, non mi è mai capitato che un ospite si auto invitasse per tutelare la società verso una contestazione. Il dg del club felsineo, proprio lui, un santino a cui si era aggrappata una pencolante proprietà negli anni ’80, suonò il campanello e disse semplicemente “mè a san qué”. Prima di distruggere il Bologna passerete sul mio cadavere.

Proprio Giacomino mi raccontò che la nascita dell’AIC, il sindacato dei calciatori, era dovuta certo alla notorietà del Golden Boy rossonero – suo mentore in vari tentativi di portare il numero 8 petroniano a Milanello, tutti abortiti nel finale -, allo spirito di servizio dei più famosi e “ricchi” (rispetto ad adesso, roba da ridere) giocatori che si battevano per i più umili, ma l’abnegazione del figlio del Mito (Valentino Mazzola) fu decisiva, oltre alla perizia e competenza legale dell’avvocato Campana (ex rossoblù pure lui).

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