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The Coach Experience: a Rimini la tavola rotonda “Costruzione dal basso”

The Coach Experience: a Rimini la tavola rotonda “Costruzione dal basso”

I relatori a Rimini – Foto www.assocalciatori.it

di Alberto Bortolotti – Consigliere Nazionale USSI

“Costruzione dal basso” non è solo un modo per fare danzare pericolosamente la palla ai bordi della propria area per cercare l’uomo libero e avviare un’azione che prescinda dal lancio lungo e trovi nel palleggio la chiave di “aggressione” alla metà campo avversaria. Contestato da tanti, apprezzato da pochi: eppure, riferendomi a un esempio per me “domestico”, senza quello Thiago non sarebbe stato Motta. E viceversa.

Ora questa locuzione è diventata un modo per indicare un lavoro lungo e paziente. Alla Fiera di Rimini, nell’ambito dell’evento dedicato ai tecnici del mondo del calcio “The Coach Experience”, la tavola rotonda dal titolo Costruzione dal basso” ha visto la presentazione della proposta di “progetto tecnico-sportivo elaborata dalle Associazioni di categoria dei Tecnici e dei Calciatori.
Il Presidente AIAC Renzo Ulivieri e il Presidente AIC Umberto Calcagno hanno riportato le proposte condivise dalle due componenti tecniche, presentate nel corso dell’incontro da Simone Perrotta (Responsabile Dipartimento Junior AIC), Giancarlo Camolese (Vicepresidente AIAC) e Fabio Poli (Direttore organizzativo AIC), e discusse nella tavola rotonda di confronto alla quale hanno partecipato Gabriele Gravina (Presidente FIGC), Giancarlo Abete (Presidente LND), Matteo Marani (Presidente Lega PRO), Gabriele Nicolella (Responsabile Area Legale LNPB), Laura Tinari (Presidente Divisione Serie B Femminile) e Vito Tisci (Presidente SGS FIGC). Spicca l’assenza della Lega di Serie A, della quale non si sono conosciute – nella fattispecie – le proposte.

Il calcio prova a partire dal concetto di filiera, dove base e vertice, due momenti entrambi fondamentali di un unico percorso, devono essere posti in relazione tra loro. In assoluto c’è sempre bisogno di eccellenti formatori e il mondo professionistico ha bisogno delle scuole calcio, dei settori giovanili, ma soprattutto ha bisogno di professionalità qualificate. Quale è la maggiore negatività? Meno bambini e bambine praticano il calcio e l’abbandono della pratica sportiva nella fascia adolescenziale è una costante. Allo stato attuale la filosofia dominante è la ricerca del talento, filosofia che va cambiata con la riscoperta dei valori e con la valorizzazione dell’aspetto aggregativo del calcio, non solo giovanile, anche per vincere la concorrenza con altri sport. Favorire lo sviluppo della pratica sportiva, allargare la base per allargare il bacino in cui si può trovare anche il talento.
Per fare questo è necessario elaborare e promuovere un nuovo modello educativo, basato sulla passione per il calcio, sul divertimento, sul gioco. Più che di “spazi c’è bisogno di persone” che “riempiano gli spazi, che portino competenze e che riescano a trasferirle. Formare ed avere a disposizione gruppi di tecnici per ciascun territorio, che gireranno le scuole calcio, significa avere un capitale umano disponibile al mattino per andare nelle scuole. Le qualità degli educatori sono essenziali: è fondamentale continuare a lavorare sulle competenze, ma anche riuscire a dar loro una sostenibilità economica. Quando i genitori affidano i loro figli ad una società sportiva, devono sapere di affidarli ad un gruppo di professionisti con competenze specifiche. Competenze tecniche adatte alla fascia d’età ma anche competenze psicologiche. Il modello proposto da AIAC e AIC, basato su team di “formatori che girano le società per formare i formatori, intende superare il limite fisico dello spazio federale. Se il calcio femminile sta vivendo un momento di crescita promettente (che però parte da numeri ancora bassi), il maschile vive un momento decisamente complicato alla base. Quando i bambini ricominceranno a divertirsi giocando col pallone… avremo avviato la costruzione dal basso.

La conclusione è che il calcio sta provando a ritrovare una sua dimensione etica ed educativa. Paradossalmente ciò nasce da un momento del tutto favorevole agli alti livelli (Campioni d’Europa in carica, vincitori di Europa League e leader della classifica continentale di club che consente cinque squadre in Champions: non a caso Gravina durante il convegno ha parlato di “modello italiano”) ma, come scritto sopra, debole sul piano del reclutamento e troppo orientato, fin dalla tenera età, al “campionismo”. Le due componenti tecniche del pallone nostrano, allenatori e giocatori, sono i motori fondamentali di questo tentativo di rinascita. Che i media possono assecondare, serve anche a noi uscire dal quadrivio “rigore/espulsione/poteri forti/come siamo sfortunati”.

Parola conclusiva al richiamo, non politico ma umano, fatto nel finale da Renzo Ulivieri, riapparso in veste pubblica dopo diversi mesi di stop per motivi di salute. “Penso ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze, che vengono dal mare. Quanto sarebbe bello strappare loro un sorriso accogliendoli e poi portandoli su un campo da calcio”. Non è un impegno impossibile, e il pallone può assolvere anche a questo compito.

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