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Ussi e la realtà a spezzoni in tv per la serie A

Ussi e la realtà a spezzoni in tv per la serie A

Serie A: autoproduzione e tagli alla realtà. Dopo la prima tranche di campionato l’aspetto inquietante è quanto viene mostrato e quanto accade realmente. La gestione in house delle immagini delle partite da parte di Lega Serie A ha riservato amare sorprese come tagli di scontri tra tifoserie o ancora la civile protesta per l’esonero di De Rossi a Roma sponda giallorossa. L’ultimo caso di censura al diritto di cronaca ancora una volta ci riporta allo strano rapporto fra giornalismo e mondo del pallone. Un rapporto che i giornalisti e l’Ussi, per coloro che rappresenta, non possono accettare. Il nostro mestiere crede nel diritto di cronaca, esistiamo per quello e tanto altro. Raccontiamo, critichiamo, se serve difendiamo il mondo del calcio ma non possiamo essere addomesticati come burattini. E non è detto che il nascondersi del calcio di serie A dietro il paravento della privacy, e del gestire casa propria secondo modalità private, possa averla sempre vinta.

L’ultimo caso ci dice che i padroni della Roma, la proprietà Friedkin, hanno goduto di quella sorta di immunità sui fatti sgradevoli (per loro o in assoluto) che avvengono in una partita. Fra questi anche gli striscioni di contestazione, nel caso specifico sull’esonero di De Rossi. Tutto è figlio della famelica presa di potere della Lega di serie A per quel che riguarda le telecronache degli incontri e le sue immagini. Ovvero: si riprende e si lascia vedere quel che decidiamo noi. Registi e tecnici devono attenersi ad una serie di regole che partono dall’equidistanza del racconto e sfociano nell’evitare di riprendere ogni episodio che turbi l’essenziale delle partite. Insomma il telespettatore, i tifosi ed i giornalisti vanno imboccati secondo il menù della Lega calcio e di taluni club, che producono in proprio il prodotto. E lo producono secondo concetti che vanno di moda nei club e nella Lega: raccontare solo la verità che fa comodo, mai il tutto ma solo una parte. Annacquare e far sfumare le verità scomode. E non è detto che ogni volta si debba prendere una legge (leggi: Melandri 2008) e sfruttarla secondo usi e costumi di comodo.

Siamo alle solite: nei club serve una gestione più sana. Anche nel rispetto del lavoro degli altri. Che, ogni tanto, si definisce: diritto di cronaca. E dovere di informare. L’AG COM presieduta da Giacomo Lasorella ha comunicato studio e verifica. Intanto ci sono foto immagini e testimoni che possono garantire che quanto non mostrato è accaduto.

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