Nel segno dell’inclusione, della lotta alle violenze di genere, del lavoro utile ad abbattere barriere e creare gioco di squadra. Un colpo prezioso per i cronisti sportivi alla vigilia degli ottant’anni dalla fondazione

di Mario Frongia
Ussi Sardegna e nazionale, Sport e salute, Ordine dei giornalisti e liceo artistico e musicale “Foiso Fois”: quando l’intesa e il senso di responsabilità tra istituzioni e partner, matura e cresce. In una mattinata umida, l’aula che si raggiunge tra anditi dalle volte ardite, calchi, bozzetti, piccoli grandi affreschi, pitture. Cagliari, a pochi passi dal traffico e dai clacson che ingorgano il Natale e l’orgia consumistica che ne consegue. A poche centinaia di metri dai luoghi della movida, dai palazzi della politica, i circa settanta tra ragazzi e ragazze che hanno seguito l’evento inerente il progetto “Giovani reporter – Men sana in corpore sano”, hanno colto l’attimo. Felpe, jeans sdruciti, capelli multicolore, trucco bello intenso, giubbini e t-shirt che raccontano sentimenti, gioie, amarezze. Da qui, un
approccio in avvio alquanto statico, incerto, dubbioso. Poi, anche grazie al video “Yes I can”, strepitosa festa legata allo sport e alla vita dei disabili che non mollano e contrattaccano, il ghiaccio che
pian piano si scioglie. E diventa curiosità, attenzione, stropiccio di occhi e sguardi d’intesa. Così, ecco brillare la frequenza giusta.

Anche grazie a Paolo Mastino e Gianfranco Perseu, presidenti Ussi Sardegna e Asd Mediterranea, con i saluti dello scrivente, ambasciatore anche dei concetti base dei cronisti sportivi nel segno delle politiche seguite dal direttivo nazionale Ussi, presieduto da Gianfranco Coppola, e dal referente regionale Sport e salute, Stefano Esu, le nuvole si sono pian piano scansate. Nell’approccio, sul progetto che accompagna la diffusione delle attività sportive sul territorio, con asset fondamentali quali inclusione, disabilità e lotta
alle violenze di genere, sono state di rilievo le parole motivanti della preside, Nicoletta Rossi, e della docente di Lettere, Giulia Baita, al fianco dell’Ussi nel recepire e coordinare al meglio la proposta di formazione e confronto. Paolo Lai (Storia dell’arte), Isabella Mei (Discipline pittoriche), Marcella La Licata (Storia e filosofia),
Alessandra Curreli (Inglese) e le insegnanti di sostegno Roberta Spiga, Melania Loddo e Sara Sulas hanno seguito con affetto e un filo di trepidazione i loro allievi. Un cameramen di Rai Sardegna ha
filmato il contesto. Sì, se l’Unione stampa sportiva italiana nel 2026 festeggerà gli ottant’anni di storia e lavoro sindacale, avrà memoria e narrazione adeguata anche nel filo annodato con i ragazzi e le ragazze della seconda, quarta e quinta del corso D.

Con il secondo video (Essere Donna), dedicato alle donne e all’universo femminile, alle energie e al talento che ne accompagna vitalità e intuito troppo spesso calpestato, è maturata un’empatia condivisa. Condivisa e avvicinante, distante dalle posture ingessate tipiche, almeno in partenza, dei liceali di fronte a volti, parole, immagini, suoni. Le tre classi hanno dato il meglio: platea silente e coinvolta, capace di intervenire e mostrare quel guizzo che accompagna chi sa già delle discese e delle salite, degli sgambetti e dei complimenti, del cadere e avere la forza di rialzarsi. Lo sport, insomma. Meglio, la vita quotidiana. Un ring dove ci si può fortificare nel combattere, nel trovare una comunicazione adeguata, nel costruire un cammino, magari duro e irto di spigoli, ma sincero e leale. Da qui, le considerazioni sulle regole, i principi, il rispetto degli avversari.
Ovvero, la convinzione che la reciprocità, meglio se genuina, sia una base di partenza per nulla scontata. Così come non è copia e incolla stare al fianco, rispettare, apprezzare e condividere studio e momenti
della propria esistenza con i ragazzi e le ragazze “arcobaleno”. Vita, emozioni, garbo e tutto quel che si vuole sognare, diffondere e coltivare. Il mondo corre e rincorre. Battaglie di cultura e comportamenti senza che nessuno se ne possa chiamare fuori. Anche la partitella finale di volley e le prove alla corda, sono state un buon
esempio di condivisione. Gli interventi di Markus, Gabriele, Magda, Davide, Itria, Giuseppe, Francesco, Roberto e Tommaso, per la gran parte impegnati anche nel filmare e fotografare il confronto, hanno acceso la luce su percezioni e sfumature che spesso sfuggono. Per pigrizia o superficialità, poco importa. Ma le
immagini che hanno dato una mano a incorniciare le tre ore scarse di faccia a faccia convinte e volte a un futuro mai cosi vicino. Nella sala, anche grazie a una lavagna Lim di nuova generazione, è lievitato un senso di appartenenza. Forse, quel genere di commistione che responsabilizza e fa sentire più vicini. Le pareti – tra tra ritratti e bozzetti che fanno parte di progetti piuttosto importanti, tra questi quello dedicato all’Inferno – hanno tenuto vicine sensazioni, umori, incertezze. Sì, c’è da lavorare e non potrebbe essere altrimenti. Tra coscienza critica, luoghi comuni, cliché e un giornalismo che spesso dimentica i propri obiettivi in un oceano di fake maturato su social privi di controllo. Ma quando è partito il video di Monica Contrafatto, sottufficiale dell’Esercito
che nel 2012 in Afghanistan ha perso una gamba per l’esplosione di una bomba – e ai Giochi olimpici di Rio de Janeiro 2016 è salita sul podio per indossare il bronzo nei cento metri, con il bis a Tokyo 2021- ragazze e ragazzi sono ammutoliti per davvero. Il sorriso felice e determinato di Monica ha chiuso il cerchio.
Il programma del progetto Ussi 2025 “Giovani Reporter e Mens sana in corpore sano” rientra nelle attività realizzate con il sostegno di Sport e Salute SpA. Una due giorni di formazione e sport.






