
di Alberto Bortolotti
Il giornalismo sportivo piange Raffaele Dalla Vite (nella foto con Diego Armando Maradona). Uno dei giornalisti più charmant del panorama petroniano, ma certamente anche del plateau professionale che offriva la Rosea ai bei di.
Raffaele Dalla Vite, bolognesissimo, nasce, ad agosto del ’36, e cresce nella zona della città più piena di monasteri e conventi di clausura, la parte centrale di Via Saragozza, dietro il celeberrimo collegio di Spagna. Lui, inappuntabile, percorreva il centro con andatura sicura e un grande favore femminile. Leggendarie alcune trasferte nei racconti di suoi compagni di età e avventure professionali. In primis il Civ, altro grande camminatore del percorso felsineo “intra moenia”.
Si avvia al percorso giornalistico cominciando dal ruolo più propedeutico, oggi – ovviamente! – scomparso, e cioè il correttore di bozze.
Dal Carlino decolla verso la Gazzetta per occuparsi prima di calcio e poi di motori. Leggendario il suo sguardo divertito e sempre attento accanto a Michael Schumacher e Jean Todt negli anni d’oro del Cavallino di Montezemolo, un altro che viene da Via Saragozza.
Lascia il testimone al figlio Matteo, ottima discendenza di un padre curioso, scrupoloso, mai in ritardo su una notizia. Matteo e Michela, l’altra figliola, troveranno sempre qualcuno che lo ricorderà con un sorriso e un “zigalino” – pianto, in bolognese – che profumano di cose buone, di gente di una volta.







