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“Lo sport promotore di uguaglianza e inclusione”

“Lo sport promotore di uguaglianza e inclusione”

Informazione e comunicazione responsabile

di Matteo Contessa

Nel secondo giorno di lavori a Pescasserroli il XX Forum Greenaccord sul tema dello sport sostenibile, inclusivo e rispettoso di tutti ha esplorato due aspetti: in primis l’uguaglianza e inclusione promosse dall’attività sportiva e in secondo luogo la sensibilizzazione ambientale sollecitata attraverso la narrazione sportiva. Due aspetti vasti, profondi che sono stati sviscerati attraverso differenti punti prospettici. Moderate dal Consigliere Nazionale Ussi Mario Frongia nella prima sessione e dal Consigliere regionale abruzzese dell’Ordine dei Giornalisti Andrea Mori nella seconda, si sono succedute numerose voci di prestigio per fare una fotografia del presente e
provare a immaginare un futuro più equilibrato.


In quanto a uguaglianza e inclusione, il percorso da fare è ancora lungo. Tanto che il CIO ha sentito la necessità di definire linee guida per superare le attuali disparità. Nella sua analisi dello status quo, Domenico Ranieri ha evidenziato come lo sport sia ancora molto maschilista nella sua rappresentazione. E sono gli stereotipi a costituire le barriere più alte nei confronti di una reale parità di genere. Tanto per essere chiari, soltanto il 4% delle notizie sportive riguardano oggi notizie sull’attività sportiva femminile a fronte del 96% riguardante gli uomini. E persiste un tono più o meno discriminatorio nei confronti dello sport femminile, troppo spesso sottovalutato e sempre fermo nello stereotipo, appunto, nella descrizione. “La Stella sexy del volley” è un titolo
giornalistico apparso di recente che parla da solo, perché ancora oggi la valutazione dell’aspetto
fisico ha sempre una sorta di prelazione rispetto alle prestazioni prettamente agonistiche.
Uno squilibrio di genere ancora ampio che viene esplicitato bene da un altro esempio pratico, quello della remunerazione e dei premi. Nel 2025 l’atleta donna con maggiori introiti è stata finora la tennista Coco Gauff con 22,7 milioni di dollari, che sono un’inezia rispetto ai 275 milioni di dollari messi in cassa da Cristiano Ronaldo in questi 11 mesi. Soltanto il 12% della cronaca sportiva viene raccontata dalle donne e senza andare troppo lontano, Ranieri ha citato proprio lo stesso Forum di Greenaccord: in due giorni di lavori, nei vari panel previsti si sono succeduti 21 relatori e soltanto 8 relatrici. Come dire che dobbiamo guardarci dentro un po’ tutti, senza che nessuno possa chiamarsi fuori.


LE DONNE NELLO SPORT
Un tema che Enza Beltrone, responsabile dei progetti e iniziative dell’Ussi, ha circostanziato ancora meglio il lungo rosario di stereotipi che resistono e insistono, snocciolando una serie impressionante di dati a conforto, o sarebbe meglio dire a sconforto, di questo assunto. I casi di Rosanna Marani, prima giornalista ammessa negli Anni 70 in uno spogliatoio maschile, e Alfonsina Strada che da buona ciclista fu l’apripista, è il caso di dire, della parità di genere essendo stata la prima donna a cimentarsi in gare maschili e che per questa sua ostinazione a non volersi piegare venne definita “Il Diavolo in gonnella”, sono esempi forti. Ma fanno di loro due delle mosche
bianche, perché hanno aperto una strada che comunque ancora oggi è ben poco trafficata.
All’Olimpiade di Parigi dello scorso anno, la parità di genere degli atleti partecipanti che è stata posta come condizione per tutte le rappresentative presenti non ha avuto analogo compimento nelle delegazioni ufficiali al seguito. Quella italiana, ha ricordato Beltrone, ha avuto appena 71 donne su 449 persone complessivamente accreditate. Poco più del 15%.
Su un campione di 876 atlete o ex atlete interpellate, il 77% ha dichiarato di aver ricevuto discriminazioni nell’attività e di non aver mai avuto un contratto di lavoro o di collaborazione con le società sportive e molte hanno espresso la convinzione che non esista una parità fra atleti e atlete.
Numeri che parlano da soli e non hanno bisogno di commenti. La Riforma dello sport del 2023 pone l’attenzione alla parità di genere, ma secondo Enza Beltrone “riporta tutto all’anno zero e rende necessario un lungo lavoro per arrivare a un effettivo equilibrio. Il punto da cui partire – ha chiosato – sta nella promozione di una coscienza della parità di genere nelle nuove generazioni”.

CSI OLTRE LE BARRIERE

Un impegno forte per abbattere ogni barriera di genere e di inclusione è quello del Centro Sportivo Italiano, il primo ente di promozione sportiva ad essere creato in Italia, oggi riconosciuto dal Coni.
Lo ha affermato Luca Tarquini, presidente del comitato de L’Aquila. Essendo di ispirazione cattolica, fa dell’inclusione a tutti i livelli il proprio principio-cardine. Parità uomo-donna, ma anche abilità e disabilità, sia essa fisica o psichica. Ognuno vale per sé e tutti valgono come tutti, senza distinzione alcuna. E tutti possono cimentarsi senza ostacoli nelle 300 e più attività riconosciute dal Coni che il CSI rende fruibili.

IL LINGUAGGIO CHE INCLUDE E RAPPRESENTA

Parità e inclusione sono temi portanti, certo. Ma lo è anche il linguaggio usato per descrivere lo sport. “Il linguaggio riveste un’importanza primaria nella comunicazione, ma non solo: una buona parte delle relazioni sociali è determinata dalla precisione delle parole usate”, ha sottolineato il professor Mario Morcellini, eminente voce dell’insegnamento universitario già Pro Rettore alla Comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma. “Le reti sociali sono fondate sulla parola, sul linguaggio”.


E sull’evoluzione del linguaggio nella narrazione dello sport ha dissertato Sandro Fioravanti, indimenticata voce di Rai Sport. Che ha esemplificato la profonda trasformazione nel racconto raffrontando la telecronaca della regata vinta da Baran e Sambo, con il timoniere Cipolla, alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968 (primo oro assoluto del canottaggio azzurro) con quella dei fratelli Abbagnale, con Di Capua al timone, vent’anni dopo a Seul. Un interessante excursus, quello di Fioravanti, che ha abbracciato più di un secolo di racconto dello sport e profonda
trasformazione del linguaggio usato. L’Olimpiade di Londra del 1908 venne descritta con tono
letterario, per esempio, da Arthur Conan Doyle, lo scrittore padre di Sherlock Holmes. Oggi, invece, la nuova frontiera della narrazione sportiva è lo story telling, in cui cronaca e approfondimento sono tutt’uno.

LO SPORT COME FONTE DI SPIRITUALITA’
Un aspetto più elevato, tra quelli dibattuti, è stato quello del rapporto fra sport e spiritualità, trattato con grande eloquenza dall’Arcivescovo di Frosinone, Veroli e Ferentino, Santo Marcianò. La spiritualità della pratica sportiva sta nella bellezza che gli occhi percepiscono; nella comprensione, cura e rispetto del proprio corpo; nella responsabilità verso le regole, l’avversario e anche sé stesso che rispetta chi pratica lo sport, sia che si tratti di alto livello agonistico, sia che si tratti di semplice attività motoria. “In definitiva la vera forza del binomio sport e spiritualità – ha rivelato Mons. Marcianò – è l’amore”.


Ma l’attività sportiva è anche mezzo di rigenerazione del corpo, dello spirito e fonte di nuove relazioni. “Il luogo in cui si fa sport è luogo di competizione, ma anche di socializzazione – ha sostenuto Walter Nerone, Consigliere Nazionale Ussi -. Ci si incontra, ci si conosce, si creano relazioni interpersonali e di gruppo, si crea senso di appartenenza. La rigenerazione spirituale che lo sport favorisce sta nella capacità di vivere e migliorare le relazioni umane. Misurarsi per crescere: la pratica sportiva ci insegna la grammatica della convivenza, con le sue regole da rispettare, il valore dell’avversario da riconoscere e utilizzare come termine di paragone per valutare anche il proprio valore”. In definitiva lo sport non è solo movimento, è anche una risposta accessibile in un’era che necessita di riannodare relazioni.


VITA NELLA NATURA E RIQUALIFICAZIONE DELL’AMBIENTE

Praticare attività motoria o agonistica è un’opzione disponibile per compenetrarsi nella natura e perfino, in molti casi, anche per riqualificare l’ambiente. Una funzione ecologica, insomma. Lo hanno sottolineato Guido Lo Giudice, segretario generale Ussi e capo ufficio stampa della FitArco, e Chiara Rebagliati, campionessa azzurra di tiro con l’arco. “A differenza dell’arco olimpico, disciplina statica con un bersaglio fisso a 70 metri di distanza da colpire tirando da un punto fermo, la specialità del tiro in campagna è un vero percorso all’interno di ambiti naturali – ha spiegato proprio quest’ultima -. Nella gara di campagna i bersagli da colpire sono posizionati a distanze varie e poi stando nella natura c’è anche un maggior rilassamento che aiuta a migliorare la
concentrazione e di conseguenza anche le prestazioni sportive”.
“La sostenibilità ecologica di questa disciplina è palese e concreta – ha aggiunto Guido Lo Giudice – perché spesso per approntare questi percorsi si rendono necessarie opere preventive di riqualificazione ambientale”. E un altro aspetto ha evidenziato Lo Giudice, quello dell’inclusione reale che il tiro con l’arco consente. “In questa disciplina gli atleti disabili gareggiano insieme ai normodotati, non c’è alcuna differenza fra le due categorie. Ed è una cosa normalissima vedere disabili e normodotati sfidarsi nella stessa gara”.
Ma recupero o quantomeno miglioramento del territorio c’è anche in altre discipline sportive. Una per tutte, il ciclismo. E’ l’aspetto su cui si è focalizzato il fotografo Cosimo Martemucci, anche lui Consigliere Nazionale Ussi. “Per ospitare il Giro d’Italia, ad esempio, vengono realizzate spesso opere di recupero o di miglioramento ambientale che naturalmente restano anche dopo che la corsa è passata. Raccontare per fotografia il Giro o le altre corse ciclistiche non sono soltanto una narrazione per immagini di un evento agonistico, sono anche il racconto dei territori, di come essi vengono custoditi. Tutti i grandi eventi valorizzano ciò che già c’è. E inoltre ne favoriscono lo sviluppo attraverso il ritorno turistico che generano: la gente vede i luoghi in tv o nelle fotografie
delle corse, spesso ne resta affascinata e decide poi di andarci in vacanza”.

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