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Addio a Rosario Pastore

Addio a Rosario Pastore

Giornalista sportivo di lungo corso, fu il promotore dell’apertura della redazione napoletana della gazzetta dello sport e dal 1984 ha sempre seguito gli azzurri a partire dalla fantastica epoca Maradoniana. Giornalista scrupoloso, stimato dai colleghi e dai protagonisti del calcio. L’Ussi col presidente Gianfranco Coppola a nome di tutti gli iscritti porge alla famiglia i pensieri più affettuosi di ricordo.

(fonte Napoli Magazine) Lutto nel mondo del giornalismo. È venuto a mancare all’affetto dei suoi cari il celebre giornalista Rosario Pastore, all’età di 86 anni. Firma storica de “La Gazzetta dello Sport, e del giornalismo nazionale, per anni punto di riferimento per i suoi collaboratori e le nuove generazioni, ha offerto sempre, anche online attraverso il proprio profilo personale e in radio, con i suoi pensieri mai banali e sempre carichi di critica costruttiva, spunti di riflessione, restando sempre al passo con i tempi. Ha mosso i primi passi da giornalista praticante a “La Notte” a Milano. Nel maggio del 2023 ha festeggiato le sue “nozze d’oro” con il giornalismo, celebrando i 50 anni di iscrizione all’Albo dei Giornalisti Professionisti (avvenuta il 16 maggio 1973). Prima del sodalizio con la Gazzetta, ha collaborato anche con Il Momento Sera a Roma e con la redazione sportiva della Rai di Napoli. Da inviato di punta de “La Gazzetta dello Sport”, ha raccontato da vicino le storiche imprese del Napoli di Diego Armando Maradona. Antonio Petrazzuolo, Vincenzo Petrazzuolo, Rosa Petrazzuolo e la redazione di “Napoli Magazine” si stringono attorno al dolore della famiglia Pastore. La funzione religiosa si terrà giovedì 24 settembre, alle 11.30 presso la Parrocchia di Santa Maria del Riposo, Baia (Bacoli) – Via Lucullo 18.

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Sandro Mazzola l’addio di chi resta nel cuore

Ora che la salma di Sandro Mazzola è stata tumulata nel cimitero di Vadano al Lambro, dopo i funerali celebrati da Monsignor Faccendini nella basilica milanese di Sant’Ambrogio, un interrogativo affiora in tutti noi : come si misura la grandezza di un mito del calcio nel giorno dell’addio? Contando i trofei e le vittorie (quattro scudetti, due coppe dei campioni e due intercontinentali, un campionato europeo, un titolo di vice-campione del mondo), oppure i gol (162 in 570 partite in maglia nerazzurra), oppure ancora misurando la sua empatia e la sua umanità? Nel caso di Sandrino tutti questi elementi coincidono alla perfezione ed aumentano il rimpianto. La commozione che ha accomunato l’intero Paese, culminata nel brivido corale che ha pervaso lo stadio Olimpico prima della sfida al vertice tra la sua Inter e la Roma di Gasperini e poi durante la cerimonia funebre, ha confermato che nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore di chi resta. Con buona pace di quei poveri ignoranti della curva juventina, protagonisti di un comportamento inqualificabile in occasione del minuto di raccoglimento che ha preceduto la gara con l’Atalanta.

Così Bulgarelli parlava di Mazzola

Di quella generazione e di quel centrocampo azzurro sontuoso ho conosciuto quattro
giocatori su cinque, Sandro Mazzola meno, solo in occasioni un po’formali (dopopartita, conferenze stampa). Con De Sisti ho passato una piacevole serata romana, prima degli Europei vinti dalla squadra del Mancio, organizzata proprio da Ussi: arrivò in Panda, la sistemò di fianco a Maserati e Bentley da Dolce Vita capitolina. Totò Juliano ha giocato a Bologna, con Gianni Rivera c’è stata confidenza, l’ho perfino seguito in alcuni suoi excursus politici, e di Bulgarelli (Giacumèn) ero amico. In 50 anni di tv territoriale, che compio quest’anno, non mi è mai capitato che un ospite si auto invitasse per tutelare la società verso una contestazione. Il dg del club felsineo, proprio lui, un santino a cui si era aggrappata una pencolante proprietà negli anni ’80, suonò il campanello e disse semplicemente “mè a san qué”. Prima di distruggere il Bologna passerete sul mio cadavere.

Proprio Giacomino mi raccontò che la nascita dell’AIC, il sindacato dei calciatori, era dovuta certo alla notorietà del Golden Boy rossonero – suo mentore in vari tentativi di portare il numero 8 petroniano a Milanello, tutti abortiti nel finale -, allo spirito di servizio dei più famosi e “ricchi” (rispetto ad adesso, roba da ridere) giocatori che si battevano per i più umili, ma l’abnegazione del figlio del Mito (Valentino Mazzola) fu decisiva, oltre alla perizia e competenza legale dell’avvocato Campana (ex rossoblù pure lui).

Addio Sandrino, campione eterno

Milano, 19 settembre – Si è spento a 83 anni Sandro Mazzola, campione indimenticabile, protagonista di tante sfide in maglia nerazzurra e azzurra. Giocatore bandiera dell’Inter, simbolo di un’era d’oro del calcio italiano assieme all’eterno ‘rivale’ rossonero Gianni Rivera, Sandro Mazzola entra nel mito accanto a suo padre Valentino, il fuoriclasse scomparso nella tragedia di Superga assieme al Grande Torino degli anni ’40.  “È stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra”, si legge in una lunga nota con cui l’Inter ha dato l’annuncio della sua scomparsa.

Una carriera segnata dal destino, quella di Sandro Mazzola. Quando da Torino, dopo lo schianto di Superga, la madre si trasferì nel Milanese con Sandro e il fratellino Ferruccio (che a sua volta sarebbe diventato calciatore), il piccolo Sandro iniziò a mostrare le sue doti innate sui campi dell’oratorio e presto vestì la maglia dei ‘pulcini’ dell’ Inter. Aveva otto anni, ma presto il suo talento venne fuori prepotente, e con la “benedizione” di Benito ‘Veleno’ Lorenzi – l’idolo nerazzurro dell’epoca – Sandro salì in fretta gli scalini che lo portarono alla prima squadra. Primi anni ’60, nasceva la Grande Inter di Helenio Herrera: il tecnico vide in quel ragazzo il giocatore capace di essere anima del centrocampo avanzato e seconda punta di fantasia e implacabili capacità realizzative.