di Alberto Bortolotti
Se tra 100 anni gli appassionati di motorsport – immaginiamo si correrà esclusivamente con emissioni non inquinanti, o almeno lo speriamo – si chiederanno chi merita di stare nel loro Pantheon, beh, Niki Lauda sarà lì, con chi lo ha preceduto, come Ascari o Fangio, Brabham, Stewart e chi lo ha seguito, come Piquet, Prost, Senna, Schumi e i contemporanei Vettel ed Hamilton.
Era un calcolatore, un ragionatore, un computer che pure dimostrò anche, in alcune occasioni, un cuore insospettabile. Suo è il record del Mondiale vinto con il minor distacco, 0,5, nell’84 su Prost. E rimarchevole il fatto che vittorie e pole coincidano come numeri quasi esattamente, 25 e 24. Lauda era un nordico in uno sport, allora, di passioni e anima, e di minima tecnologia. Ma lui, ne siamo certi, si sarebbe adattato bene a delle auto simili ad aerei e in cui, purtroppo, il pilota conta sempre meno. Alla sua epoca contava parecchio.
Così, con un monumento che ci lascia e ritrova lassù il “suo” Drake, Enzo Ferrari, ci riaccostiamo alla attualità. I due mondiali motoristici hanno dominatori prevedibili, Hamilton e Marquez, e gli appassionati un idolo in meno. La ruota gira.







