Il ricordo dell’Ussi di cui fu socio appassionato. Una vita per la professione con fiuto e autorevolezza
Per tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di lavorargli accanto, Enrico era un giornalista… stellato. Sì, un Masterchef particolare che ogni giorno in redazione arricchiva il piatto che si trasformava in pagina di giornale con un ingrediente unico, assoluto, che lo differenziava da qualsiasi altro prodotto. Aveva la mania dei titoli: a Tuttosport era famoso perché li voleva brevi, essenziali, quasi telegrafici.
Piombava come un falco alle spalle di chi azzardava l’utilizzo di qualche battuta in più, urlando i suoi anatemi che ripiombavano in ogni angolo della sala dei bottoni: “Prosciugare!!!!”. Oppure “Zampe di gallina!!!”. Enrico era un professionista inflessibile: con lui si poteva scherzare sino a qualche istante prima dell’inizio del lavoro e poi a partire da pochi secondi dopo la sua conclusione. Mai durante la confezione del giornale, anche per i tempi atavicamente ristretti dei quotidiani di allora. L’obiettivo era sempre lo stesso: colpire e catturare l’attenzione del lettore! In questo era un maestro assoluto e ineguagliabile.
Fuori dal giornale, poi, mi univa a lui la passione per le corse dei cavalli: lo si trovava spesso in Piazza Statuto, in quella che allora si chiamava “Sala Corse“, alla ricerca di una scommessa vincente e non perdendo mai per un attimo quella sua proverbiale ironia.
In redazione ha aiutato tutti noi a trasformare quello che a volte era un lavoro impegnativo e senza orari in un spensierato passatempo che ci rendeva magicamente complici di un sogno che si riproponeva quotidianamente. I maestri oggi non esistono più, Enrico lo è stato più di tanti e meglio di alcuni assai più decantati. Grazie, chef del giornalismo!







