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Anomalie congenite delle coronarie nei giovani sportivi: l’eredità di Benedetta

Anomalie congenite delle coronarie nei giovani sportivi: l’eredità di Benedetta

Si era spenta improvvisamente, accasciandosi in mezzo al campo di basket dopo una partita, tra lo choc generale, della famiglia, delle compagne di squadra, della Stamura Ancona, e del pubblico. Eppure, Benedetta Moroni, 12 anni, aveva l’idoneità sportiva e sembrava stare bene. A ucciderla, un anno fa, dopo sei giorni d’agonia nel reparto di Rianimazione dell’Ospedale Torrette di Ancona, è stata una anomalia congenita delle arterie coronarie. La sua storia toccò profondamente tutti ed il grande coraggio dei genitori, che acconsentirono alla donazione degli organi, commosse la comunità. A un anno di distanza, la mamma e il papà di Benedetta hanno voluto, con la loro testimonianza diretta, far comprendere quanto sia importante la prevenzione di questa patologia che è la seconda causa di morte improvvisa nei giovani sportivi.
Le arterie coronarie sono due piccoli vasi che portano il sangue al cuore e ne consentono il corretto funzionamento. In alcuni casi, per fortuna rari (1-3 per mille dei giovani), una delle due coronarie nasce in posizione anomala e percorre un tratto che può risultare compresso da strutture vascolari più grandi (aorta e polmonare). Ne consegue una riduzione dell’afflusso di sangue al cuore, l’infarto o la morte improvvisa del giovane atleta, che avvengono quasi esclusivamente durante sforzo. Oggi, grazie ai progressi della Cardiochirurgia, un intervento chirurgico tempestivo può in molti casi correggere la malformazione e con un rischio chirurgico modesto. Il grosso problema, tuttavia, è quello della diagnosi precoce. Questa patologia può essere sospettata in caso di una sincope (svenimento) e/o un dolore toracico da sforzo, ma nelle metà dei casi decorre senza alcun sintomo fino all’evento fatale.
I mezzi diagnostici per evidenziare la patologia ci sono e sono rappresentati dalla Ecocardiografia e dalla AngioTAC delle coronarie. Tuttavia, è impensabile pensare ad uno screening su tutti i ragazzi sportivi usando queste diagnostiche. L’ecocardiogramma, ad esempio, il più facile da eseguire ed il più disponibile su vasta scala, deve essere eseguito da un cardiologo che sappia cercare e riconoscere tali anomalie. Il problema è quindi complesso. Da un lato la difficoltà di fare uno screening di massa e dall’altra il concreto rischio che alcuni giovani atleti possano morire sul campo. Ciò fa capire come serva uno studio approfondito e un team di super-specialisti che si dedichino a trovare una valida soluzione.
Su queste basi, da un’idea del prof. Paolo Zeppilli (Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport del Policlinico Gemelli di) e del Prof. Marco Pozzi (Primario della Divisione di Cardiochirurgia infantile dell’ospedale Torrette di Ancona), è nato il gruppo di studio: “Prevenzione della morte improvvisa da anomalie congenite delle coronarie nei giovani sportivi: una sfida da vincere”. Composto da alcuni dei maggiori esperti italiani, provenienti anche dall’Ospedale di S, Donato Milanese, del Monaldi di Napoli, del Centro di Medicina dello Sport di Treviso, avrà lo scopo di raccogliere tutti i casi venuti all’osservazione (un primo check verrà fatto tra 24 mesi), e approfondire gli aspetti più importanti della diagnosi e della cura di questa anomalia fatale. Nel primo incontro dello scorso 6 febbraio  sono state fissate le linee guida dello studio, che prevede anche un’opera di formazione-informazione sul problema di medici sportivi, cardiologi e di sensibilizzazione della stessa popolazione sportiva.
Una sfida da vincere nel ricordo di Benedetta Moroni e della sua grande passione per lo sport.
(Foto: corriereadriatico.it)

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