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Calcio business, da “ricchi scemi” a perfetti sconosciuti: l’amaro percorso dei presidenti

Calcio business, da “ricchi scemi” a perfetti sconosciuti: l’amaro percorso dei presidenti

di Gfc

La nostalgia è vietata. Ma se il racconto con uso di memoria non serve per tornare indietro, suggerisce invece utili riflessioni. Perchè a distanza di 35 anni ovunque vada Corrado Ferlaino è sempre più benvoluto a Napoli? Sfreccia con la sua Mini e il piede destro pesante sull’acceleratore mentre come un Maradona alla rovescia della pedaliera raramente sollecita il freno, un sinistro a riposo. Va perfino a feste alla moda e balla felice, ancorché non perfettamente sincronizzato. Scende l’allegria e che fa. Sabato a Roma un altro tuffo nella memoria e in un tempo di uomini prima che di slot machines a capo ormai di organigrammi che neppure le Nazioni Unite ecco la storia di Andrea Arrica, il papà del leggendario scudetto del Cagliari del ’70. Quello di Giggi Riva o di Ricky Albertosi col ciuffo ribelle e un talento irripetibile. Ma quello di una terra brulla e stupenda che grazie alle imprese di una squadra rimasta unita fino alla fine dei giorni di ciascun protagonista ha vissuto riscatto, una strambata rispetto all’oleografia di pastori, sequestratori, mare cristallino. Nel libro si racconta della squadra del cuore che Arrica plasmò con furbizia (“la volpe del Gallia” il soprannome affibbiatogli dall’allora ristretto stuolo di cronisti del calciomercato, da David Messina a Lionello Bianchi) ma anche con le regole d’onore che vigevano tra primattori della finanza e dell’impresa che parlavano in maniera semplice. E’ noto che l’acquisto di Albertosi e Brugnera dalla Fiorentina in cambio di Rizzo fu scritto su un tovagliolo, e lo stesso senza macchie d’unto fu depositato in Lega a garanzia prima dei documenti ufficiali. 

 A Moratti padre, ma un poco anche al figlio Massimo, a Buticchi, ma soprattutto allo storico patron della Lazio tricolore Umberto Lenzini o al piccolo patron del Torino Orfeo Pianelli i vignettisti non solo del Guerin Sportivo ma anche di Epoca, Panorama hanno reso popolarità e i disegni evidenziavano difetti ma comunque li rendevano personaggi amati, benvoluti, UMANI. Usare la maiuscola non è sbagliato. Oggi anche il presidente del Napoli che ha il merito di aver fiutato l’affare, averlo reso non una sequela di sbrodolate ma occhio al fair play anzi inserendo in CdA la famiglia come a voler insistere sul concetto di azienda di sostanza e non di vetrina, anche Adl che pure meriterebbe applausi e peana (che riceverà tra qualche mese ) fatica però ad essere accolto con entusiasmo negli stadi come accadeva a Rozzi ai tempi dell’Ascoli, al ragionier Pellegrini a capo dell’Inter, perfino al veneto Chiampan che accompagnò un altro club dei miracoli, il Verona, allo scudetto nei primi anni ’80 per non dire di Dino Viola, carismatico come pochi altri autore della svolta giallorossa romanista. 

Quelli, e ancora di più i loro predecessori, non erano ricchi scemi secondo una definizione del presidente Coni a metà secolo scorso Giulio Onesti, una frase che voleva garantire ai dilettanti degli sport olimpici dignità e reazione di fronte ad uno strapotere economico, ma i manager stranieri di oggi e i padroni del vapore presidenti nostrani dovrebbero chiedersi perchè sono usciti dal cuore dei tifosi. Colpa di un calcio in tv senza regole nè rispetto, plusvalenze, mai allenamenti a porte aperte, chiusure totali verso il sentimento e aperture solo verso il business. Ma forse va bene così. Ma a chi ? Rileggendo la storia di Arrica, l’emozione e il ricordo hanno acuito la frattura tra le epoche del calcio. Del resto, basta vedere la non certo moralmente etica campagna per le prossime elezioni (Lega Pro’, Aia) per sobbalzare. Ci vorrebbe una Costituente.  

Dal Blog di Gianfranco Coppola

https://gianfrancocoppola.blog/2023/01/29/calcio-business-da-ricchi-scemi-a-perfetti-sconosciuti-lamaro-percorso-dei-presidenti/

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