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IL CALCIO E’ DI TUTTI. E DI TUTTE. Intervento della vicesegretaria Ussi Mimma Caligaris

IL CALCIO E’ DI TUTTI. E DI TUTTE. Intervento della vicesegretaria Ussi Mimma Caligaris


nella foto: Mimma Caligaris durante il suo intervento al congresso Fnsi di Levico Terme
“Scusa, ma come fai a entrare in uno spogliatoio maschile?” La domanda  era stata rivolta tempo fa (tanto) da un giornalista affermato a una giovane collega (la sottoscritta). Non c’era cattiveria nel tono. Sicuramente stupore, chissà forse timore che il calcio, con l’ingresso delle donne in ruoli diversi da quello di tifose, sarebbe cambiato, e ai conservatori questo non piaceva tanto. Ad alcuni per niente. Ricordo anche la risposta quel giorno, “Entro esattamente come fai tu, dalla porta”, salvo poi interrogarmi se avessi mancato di rispetto a chi aveva più esperienza di me. Sono passati molti anni, le battaglie non sono finite. Per la parità, certo, ma prima di tutto per il rispetto. La telecronaca di Sergio Vessicchio fa orrore per il linguaggio sessista, per le espressioni becere, per la cattiveria del tono, soprattutto perché è una mancanza di rispetto verso un’altra persona. Per questo la sospensione dall’Ordine dei Giornalisti (peraltro non la prima. Il signore è recidivo), immediatamente decisa dal Collegio di Disciplina, appare una sanzione giusta, ma non esaustiva. A Vessicchio, che anche dopo il provvedimento ha confermato le sue parole, vorrei chiedere: cosa proverebbe se una telecamera lo inquadrasse e una voce commentasse “è uno schifo ascoltare un telecronista che fa a pugni con la lingua italiana, non conosce le regole del calcio e rovina lo spettacolo, nel quale tanti soldi le società investono, con la sua faccia inguardabile”? Credo che si indignerebbe e  minaccerebbe querele. Invece, in questa società dell’insulto libero, sdoganato dai social, si possono ferire le persone per il loro aspetto fisico, per il loro ruolo, per aver osato occupare spazi erroneamente considerati solo di un sesso e vietati all’altro. Vessicchio ha offeso l’assistente Annalisa Moccia e, con lei, tutte le donne che vivono nel calcio, a diverso titolo: giocatrici, allenatrici, dirigenti, arbitre, assistenti, giornaliste Quell’aggettivo, “inguardabile”, che Vessicchio ha rivolto a Annalisa Moccia, colpisce  come  la frase “ma cosa vuoi capire di calcio tu che sei donna?” che molte si sono sentite rivolgere. Come se nel calcio si potesse violare liberamente il principio costituzionale dell’uguaglianza e restare impuniti.
#orabasta, come l’hashtag di Assist, l’associazione nazionale atlete. Vale per Vessicchio, vale  per gli autori di telecronache, radiocronache,  articoli in cui si fa un uso sistematico di espressioni maschili, e maschiliste, ignorando il linguaggio di genere. E, prima di tutto, il rispetto, senza il quale l’informazione è svilita, perché priva di uno dei valori fondanti.
di Mimma Caligaris, vicesegretaria nazionale Ussi e consigliera nazionale Fnsi – componente di Giulia (Giornaliste unite libere autonome)
 

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