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Giornalisti: senza posta certificata scatta la sospensione. Lo prevede il Decreto Semplificazione

Giornalisti: senza posta certificata scatta la sospensione. Lo prevede il Decreto Semplificazione

da: Assostampa.org
Saranno sospesi dall’Albo i giornalisti senza Pec in caso di inadempienza dopo 30 giorni dalla diffida da parte dell’Ordine professionale. Lo prevede l’articolo 37 del Decreto Semplificazione approvato dal Consiglio dei Ministri il 7 luglio 2020 e in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Il provvedimento, che riguarda anche i giornalisti modifica l’articolo 16 del Decreto legge n. 185 del 29 novembre 2008 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 2 del 28 gennaio 2009 che dispone, appunto, per gli iscritti agli ordini professionali l’obbligo di possedere una casella di Posta Elettronica Certificata. disatteso dalla stragrande maggioranza dei professionisti perché non prevedeva una specifica sanzione. Con il Decreto semplificazione, finalizzato a favorire la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, il Governo Conte ha colmato la lacuna, spiega giornalistitalia.it,  introducendo l’obbligo di diffida ad adempiere entro trenta giorni e, in caso di inadempienza, la sospensione dall’Albo fino alla comunicazione del domicilio digitale. In caso di mancata ottemperanza alla diffida, la sospensione dal relativo albo o elenco è prevista fino alla comunicazione del domicilio digitale. Prescrizioni del Governo anche agli Ordini professionali: «L’omessa pubblicazione dell’elenco riservato previsto dal comma 7, il rifiuto reiterato di comunicare alle pubbliche amministrazioni i dati previsti dal medesimo comma, ovvero la reiterata inadempienza dell’obbligo di comunicare all’indice di cui all’articolo 6-bis del decreto-legislativo 7 marzo 2005, n. 82 l’elenco dei domicili digitali e il loro aggiornamento a norma dell’articolo 6 del decreto del Ministro dello sviluppo economico 19 marzo 2013, costituiscono motivo di scioglimento e di commissariamento del collegio o dell’Ordine inadempiente a opera del Ministero vigilante sui medesimi».

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