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Il futuro del giornalismo sportivo: dalla tecnologia robotica alle sfide di Parigi 2026

Il futuro del giornalismo sportivo: dalla tecnologia robotica alle sfide di Parigi 2026

Ad aprire la seconda giornata dell’84° Congresso AIPS, dopo le riunioni elettive delle sezioni continentali, il panel internazionale dal titolo “Il futuro del giornalismo sportivo nell’era dei robot”.

Relatori d’eccezione cinque giornalisti sportivi, Ignacio Gallardo (Marca), Lee Martin (Getty Images), Vincent Amalvy (AFP), Shinzuke Kobayashi (Kyodo News) e Valerio Piccioni (Gazzetta dello Sport), che hanno condiviso le loro riflessioni partendo da una convinzione comune: l’intelligenza artificiale non andrà a sostituire quella umana ma, al contrario, valorizzerà l’intelligenza emozionale dell’uomo. “Lo sport è un territorio di emozioni e bisogna vedere quanto e come l’intelligenza artificiale potrà aiutarci a spiegarle e raccontarle. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che dietro la scelta di raccontare un fatto anziché un altro vi è sempre un essere umano, che dovrà saper sfruttare l’intelligenza artificiale per coniugare al meglio le esigenze di rapidità, semplicità e profondità dell’informazione”. Con queste parole Piccioni ha ribadito la centralità dell’uomo e della donna anche davanti all’evoluzione della robotica.

Alle sue parole hanno fatto eco quelle del giornalista spagnolo Gallardo, secondo il quale “la tecnologia artificiale è sicuramente uno strumento utilissimo che, tra i diversi vantaggi, consente alle redazioni di ricevere immediatamente tutto il materiale fotografico necessario” ma “la componente più importante della professione del giornalista rimane l’intelligenza umana”. Anche perché, come ha sentenziato Kobayashi, “probabilmente non si arriverà mai a un’era completamente robotizzata”. “Allo stato attuale neanche un Paese tecnologicamente evoluto come il Giappone, a differenza di quanto accade per le materie finanziarie, è così avanti in termini di intelligenza artificiale nel giornalismo sportivo”, ha poi rivelato il giornalista giapponese.

Sulla stessa lunghezza d’onda Martin, che ha sottolineato come la fotografia tradizionale non venga certo sminuita dal supporto della tecnologia, prima di affrontare il tema dei costi della robotica: “l’elemento umano non potrà mai essere sostituito dalla tecnologia perché per far funzionare le attrezzature robotiche occorre un livello di esperienza altissimo. Si dovrebbe piuttosto fissare un prezzo di mercato per le attrezzature robotiche, che sono molto costose, in maniera tale da colmare il divario tra le agenzie più ricche e quelle più povere”. Molto interessante anche l’evoluzione dell’utilizzo della tecnologia artificiale nello sport tracciata da Amalvy: “Alle Olimpiadi di Pechino 2008, dopo aver messo a punto un sistema subacqueo, siamo riusciti per la prima volta a fotografare il fondo di una piscina. Oggi abbiamo telecamere evolute dentro l’acqua così come sopra gli stadi. Ad esempio, per i Mondiali in Qater utilizzeremo circa 40 robot che coglieranno dall’alto aspetti che in passato non venivano presi in considerazione”.

A seguire, infine, un interessante approfondimento dal titolo “Verso Parigi 2024” a cura di Lucia Montanarella, responsabile delle operazioni media del Cio. Oltre a numerose anticipazioni sull’organizzazione della prossima edizione delle Olimpiadi estive, tante le tematiche affrontate dalla giornalista italiana: dal sostegno al giornalismo da remoto al ruolo delle donne, passando per le sfide del progetto Young Reporters, l’ambizioso programma del Cio chiamato a favorire l’avvicinamento al giornalismo sportivo da parte degli aspiranti giornalisti con un’attenzione sempre maggiore al coinvolgimento delle giovani firme provenienti dall’Africa e dall’Asia. “Manterremo il ‘live streaming’ delle conferenze stampa ai Giochi Olimpici anche dopo la pandemia perché la riteniamo un’ottima modalità di lavoro” ha annunciato Montanarella, che si è poi soffermata sull’uguaglianza di genere nella gestione degli accrediti stampa: “A Tokyo 2020 e Pechino 2022 abbiamo avuto rispettivamente il 20% e il 27% di giornaliste donne. Un numero ancora troppo basso, soprattutto per quanto riguarda la fotografia sportiva, che non è ancora molto popolare tra le donne”. “Il Cio è da sempre attento a questa tematica – ha concluso la responsabile media del Cio – e favorisce il confronto tra le agenzie di stampa a livello mondiale affinché si arrivi ad un’evoluzione effettiva e paritaria del ruolo della stampa nel movimento olimpico. Non a caso il numero di giornaliste donne della Reuters è aumentato del 17%. Visto che il processo di accreditamento è appena iniziato ci auguriamo che a Parigi 2026 anche le altre redazioni punteranno maggiormente sulle donne”.   

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