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La rivoluzione culturale di Sacchi

La rivoluzione culturale di Sacchi

“In Italia si è sempre pensato, sbagliando, che il calcio sia un gioco di difesa ed essenzialmente individuale”. Arrigo Sacchi, coordinatore delle Nazionali giovanili, ha iniziato così il suo appassionato intervento al seminario FIGC-USSI dal titolo “Il calcio e chi lo racconta”, organizzato al Centro tecnico di Coverciano. L’ex Ct dell’Italia ed ex allenatore del grande Milan che trionfò in Italia e in Europa alla fine degli anni ’80 e a inizio degli anni ’90 è intervenuto sul tema “Il calcio italiano è ancora competitivo?” e ha dipinto un quadro fosco della situazione del nostro Paese. “In questo sport la cosa più importante non è il fisico né la tecnica. Serve soprattutto intelligenza, animata da passione e amore, e ricordare che il calcio è uno sport di squadra. Dobbiamo pianificare e non navigare a vista, altrimenti in questa situazione chi ci rimette sono i giovani. Abbiamo le squadre più vecchie d’Europa e un’unica certezza: bilanci devastati. Il mio Milan aveva un grande sogno: diventare i più forti del mondo e far divertire la gente. A distanza di vent’anni ha ricevuto il riconoscimento di squadra di club più forte di tutti i tempi”.

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