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La scomparsa dell’imprenditore Gazzoni nel ricordo di Alberto Bortolotti

La scomparsa dell’imprenditore Gazzoni nel ricordo di Alberto Bortolotti

Alberto Bortolotti, consigliere Ussi

L’ironia. Ospite a una trasmissione di golf che conduco, Giuseppe Gazzoni Frascara risponde a una domanda sul compagno di gioco che vuole ricordare. “Beh, certo, l’attuale Presidente degli Stati Uniti”. “E come è?” “E’…come appare!”. Che è un modo per dare un giudizio senza darlo.

A 84 anni il “Signor Idrolitina” lascia la vita terrena, condotta come un antico gentiluomo che non esitò a “sporcarsi” le mani con la popolarità del pallone ma anche a cimentarsi nella politica: battuto, a destra, dalla sua stessa parte politica perché lui, da uomo del dialogo, aveva costruito il suo Bologna assieme alle cooperative “rosse”. Un esponente post litteram del “compromesso storico”, lui un po’ Aldo Moro e i Sindaci di sinistra un po’ Enrico Berlinguer.
Sotto le Due Torri è ricordato per aver portato Roby Baggio e Beppe Signori, fuori dalle Mura per avere combattuto Luciano Moggi e Franco Carraro.
I primi due rappresentano un sogno cullato e perseguito con pervicacia, anche – il vicentino – contro le perplessità tattico-comportamentali del suo mister, Renzo Ulivieri, che aveva promesso al suo playmaker in B Andrea Bergamo di restare a pilastro del centrocampo anche in A e gli sbattè in faccia la sua amarezza: “con Baggio si retrocede !”. Ci volle un girone di sofferenze per partorire un fantasioso e offensivo 3-4-3 senza vertice basso ma con due registi laterali, Roby e Igor Kolyvanov, e la squadra decollò. Ah, a proposito: anche nell’operazione “Pallone d’Oro” coinvolse i “bolscevichi”, la Granarolo che fu pronuba dell’operazione era, ed è, una coop “rossa”.
Beppe Signori fu “raccattato” da una sorte di bidone dei campioni per diventare prima il goleador di sempre e poi cittadino petroniano. A gestirlo un mirabile Carlo Mazzone che poi fu travolto, come il suo Presidente, da quel campionato truffa e sigillò una amarissima, cupa e incredibile retrocessione nel pieno di Calciopoli, con 42 punti conquistati in stagione regolare.
Quella B travolse Gazzoni, che consegnò il club a Cazzola, e poi tentò di immolarsi per avere soddisfazioni rispetto ai torti subiti – da una federazione – allora – complice e da una cricca di lestofanti che provarono a far marcire definitivamente il calcio. Il bolognese dal doppio cognome diventò l’eroe di tutti coloro i quali, in Italia, non sopportavano quel pallone arrogante ma lui purtroppo non ebbe ragioni sufficienti. O, meglio, non gli furono date.
Gazzoni resta il protagonista di un’epoca al tempo stesso romantica e ambiziosa e il testimonial, al di fuori, di una Bologna che possiamo solo ricordare. Joe Tacopina, prima, e Joey Saputo, poi, gli hanno regalato la presidenza onoraria. Adesso toccherà un ricordo stabile. Se lo è meritato.

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