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I troppo ricchi che hanno impoverito il pallone

I troppo ricchi che hanno impoverito il pallone

Dal blog di Gianfranco Coppola – Presidente Ussi
Sono nomi che sfuggono alla passione collettiva, tranne che ai numerosi cronisti di calciomercato: da Mendes a Raiola ai nuovi assi del contratto. Vincenzo Pisacane è il manager dei quartieri spagnoli che ha curato l’operazione Insigne al Toronto beccando una percentuale di oltre 4 milioni di euro. E chi sa chi sia Darko Ristic? E’ la punta di diamante della belgradese International Sports Company, l’uomo dell’affare Vlahovic dalla Fiorentina alla Juventus. Si è parlato di una Commissione da 12 milioni di euro che su 75 del costo complessivo dell’operazione è una cifra che va ben al di là delle cifre di prammatica che mai vanno oltre il 5%.
Nella prima pandemia, lo sport e il calcio professionistico hanno dato prova di equilibrio e saggezza. Nella seconda o terza o quarta ondata si ha l’impressione che i 5000 spettatori a partita siano stati un sacrificio per passare alla richiesta ristori o sarà default. Non sono mai stati ricchi scemi i presidenti di calcio, con buona pace di Onesti che li definì così per disprezzarli, ma forse mai neanche così litigiosi dagli affari per i diritti tv allo Statuto da riformare. In questo bailamme, stasera si chiude la cosiddetta fase del calciomercato di riparazione. Il colpaccio in Italia, il paese del lacrime e sangue, c’è stato dunque: Vlahovic dalla Fiorentina alla Juventus. 75 milioni di euro (67+8) compreso bonus. Al centravanti serbo 7 milioni netti a stagione fino al 2026 con opzione per il settimo. Stasera dunque alle 20 chiude il circo del calciomercato su piattaforma: e balza ancora evidente in quel 2022 che lo stesso Gravina ha definito l’anno delle riforme la sempre più prepotente, ingombrante, invadente presenza dei senza regole: i procuratori. L’uomo che gestisce l’industria CR7 e quella del tecnico che inventò le cifre sulla tuta, cioè Jose Mourinho, e ancora le qualità di Pepe o Di Maria e cioè il portoghese Mendes ha fatturato nel 2020 ben 90 milioni di euro. Si muovono con aerei privati, hanno uffici di rappresentanza nel mondo e in ogni punto del continente occhi che guardano per loro i bambini soldato talenti emergenti.
Da amarcord i tempi di Antonio Caliendo, furbo napoletano che vive a Montecarlo che si racconta vendesse i diari scolastici con le figurine dei calciatori facendosi accompagnare da Sergio Clerici, el gringo, mitico centravanti del Napoli di Vinicio, e ancora degli avvocati Dario Canovi e Claudio Pasqualin che forti di una laurea in un panorama piuttosto povero di gente alfabetizzata si ergevano di una spanna nel variegato mondo dei mercanti di pallone. Lo stesso storico presidente del Pisa Romeo Anconetani aveva un foglio di carta intestata col titolo ben evidenziato: RA, 5% che era appunto la percentuale in ogni affare in cui venisse coinvolto.
Si dice che la FIFA ha intenzione di intervenire sugli agenti, dopo averne anni fa decretato il libero arbitrio più che libero mercato (la tristmente famosa deregulation del 2015) con un tetto ai compensi, abilitazione e stop ai conflitti di interesse. In Italia presso il CONI si svolge la prova per agente sportivo, su materie giuridiche, normativa sul doping e sulle varie strutture federali prima di scegliere una federazione cui si intende operare ma per questi giovani (spesso) professionisti comincia il pellegrinaggio tra studi di consulenza di manager, procuratori, società che raggruppano eserciti di acchiappacontratti in cui quanto di buono è stato appreso in anni di studi a livello di legalità e deontologia viene sacrificato. A meno che non si abbiano agganci importanti o papà prestigiosi: come Danilo Vucic, figlio del presidente della Serbia, Alexander, che in nome della passione per il pallone collabora con l’agente. Così è anche se non vi pare.
 

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