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Corcione, ex Sky: Super League un azzardo?

Corcione, ex Sky: Super League un azzardo?

di Massimo Corcione

Consigliere Nazionale USSI ex Direttore Sky Sport

Siamo più vicini a un piccolo paradiso destinato ai soliti noti o a un gigantesco fallimento (e non solo economico) di una meravigliosa Idea? È bastato l’annuncio della nascita di un supercampionato d’Europa per scalzare dai titoli di TV e quotidiani l’incubo del Covid 19. Succede quando si parla di calcio, l’unico argomento che non tollera concorrenza davanti a una notizia.

Alla fiera delle parole si sono iscritti proprio tutti. La sola ipotesi aveva già eccitato le fantasie, figurarsi ora che non si parla più di un avveniristico progetto, ma siamo vicini al piano esecutivo. In meno di ventiquattr’ore si è detto e si è letto di tutto: hanno parlato i primi ministri delle più potenti democrazie del mondo, leader di partiti, tutti i capi del governo del pallone, i presidenti delle squadre elette nella superlega come elementi fondatori e semplici tifosi che della propria fede calcistica hanno fatto addirittura una religione. E in molti hanno paragonato a una bestemmia la sola idea che l’organizzazione tutta del calcio possa essere immediatamente depotenziata, consegnando all’archivio della memoria ricordi che appartengono ormai alla leggenda.

Lo sport, soprattutto quello parlato nei talk show che hanno invaso anche la Rete, vive di eccessi: la condanna inappellabile sentenziata nei commenti forse andrebbe filtrata, depurandola dei luoghi comuni che abbondano quando la discussione retrocede nei bar di paese. Errori e valutazioni affrettate sono stati compiuti in tutti gli schieramenti: ridurre la motivazione a un semplicistico calcolo di entrate e uscite equivale a far evaporare con un frettoloso soffio decenni di storie vissute con una straordinaria partecipazione popolare. Siamo certi che sentirsi subito esclusi dal giro dei grandi obiettivi non produca un distacco poi difficilmente recuperabile. È vero che il circolo dei superclub si aprirà ogni anno a cinque nuove adesioni, ma il salto sarà davvero sostenibile? E l’eventuale retrocessione sarà un evento ammortizzabile?

Siamo alla contrapposizione dei blocchi, ma dettagli tutt’altro che marginali vanno ancora decriptati. L’amministratore delegato del Milan garantisce (a parole) che un ritorno di ricchezza investirà tutto il movimento, ma come accadrà se tutto comincia con un’eversione? Un dubbio poi ci attanaglia: che senso ha avuto chiudere una vendita di diritti tv per un prodotto che non potrà essere come quello promesso. Il silenzio del presidente juventino Andrea Agnelli è quello più assordante. Sta incassando colpi da tutti, ma non replica. Eppure della Superlega è stato tra i primi sostenitori, ha sostenuto l’inevitabilità del progetto, s’è ritrovato a combattere spalla a spalla con Marotta dopo aver scelto di interrompere un percorso comune che era valso molto più degli scudetti vinti in serie.

L’impressione è che il silenzio ufficiale debba cessare. Come le minacce di espulsioni e epurazioni che possono portare solo verso una separazione definitiva che non vedrà vincitori, ma solo sconfitti. Come gli eterni ragazzi che s’illudono di restare sempre i calciatori. Parlano di bisogno irrinunciabile che il Sogno resti alla base della favola. Probabilmente i loro agenti neppure li avvertono quando inoltrano le richieste di aumenti per ingaggi che vanno molto al di là dei redditi di sopravvivenza. Questo calcio costa troppo, qualcosa per rimettere a posto i conti va fatto. La soluzione più semplicistica è affidarsi a un finanziatore generoso. Ma quanto dura? Il calcio deve generare ricchezza e produrre spettacolo. Restituendoci il sorriso che la vita ci sta negando da troppo tempo.

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