///
80 anni fa l'Italia vinceva il suo secondo Mondiale. Un trionfo della gioventù fascista

80 anni fa l'Italia vinceva il suo secondo Mondiale. Un trionfo della gioventù fascista

da: SISS Società Italiana Storia dello Sport
Il 19 giugno di 80 anni fa l’Italia vinceva il suo secondo Mondiale. Un titolo che diventa, agli occhi del regime, un trionfo della gioventù fascista. 
PER LA BANDIERA
“Sono loro i protagonisti?”. “Ma sì, presidente quelli in maglia azzurra sono gli italiani e quelli granata sono gli ungheresi”. “E i francesi dove sono?”. Per qualche secondo allo stadio Colombes cade il gelo. Il presidente della Repubblica francese, Lebrun, sta per premiare i campioni del mondo e non dimostra di conoscere troppo bene il regolamento. Jules Rimet non deve aver passato secondi facili.
Da premiare c’è l’Italia, che gli antifascisti hanno fischiato a Marsiglia contro la Francia. “Il momento critico è quello del saluto: quando i giuocatori nostri alzeranno la mano per salutare alla moda fascista, deve scoppiare il finimondo” scrive Vittorio Pozzo, come riporta il Secolo XIX. Anche se l’inviato di Le Figaro racconta di una contestazione molto più moderata. “Io vengo avvisato di quanto ci attende. È una sfida diretta al nostro temperamento, al nostro carattere. Come comandante so con precisione quale sia il mio, il nostro dovere. A parte ogni altra considerazione, conosco anche quale effetto deleterio avrebbe sul morale dei giuocatori, il cedere pubblicamente ad una intimidazione, prima ancora che la prima delle nostre gare abbia inizio” conclude Pozzo.
L’Italia che il 19 giugno 1938 trionfa contro l’Ungheria è la nazione che sta per firmare il Manifesto della razza. E quella è una vittoria “per la bandiera” scrive Bruno Roghi sulla Gazzetta dello Sport. Nel suo racconto c’è già lo spirito dell’Italia alla vigilia del Manifesto della razza.
Roghi scrive di “un pugno di ragazzi nostri (che) ha vinto per tutti”, racconta “che la Patria ha scandito nei loro cuori il suo magnanimo ritmo d’audacia e d’amore”. C’è, prosegue, “qualcosa di più della vittoria sportiva conquistata a prezzo di muscoli e intelligenza in un torneo faticosissimo e insidiosissimo. Al di là della vittoria atletica risplende la vittoria della razza”. La nazionale “ha voluto essere, in terra straniera, ambasciatrice d’un popolo che ha uno strumento sovrano, la volontà della lotta, per raggiungere il solo traguardo degno di questo popolo, la vittoria”. Con questo successo, “tutta Parigi, tutto il mondo sportivo sa, una volta ancora e una volta di più, cosa sono, cosa valgono e cosa vogliono i ragazzi di Mussolini”. La chiusura è anche più enfatica. “Gli undici moschettieri d’Italia, sulla cadenza aizzante degli inni nazionali otto volte suonati in terra di Francia per le quattro vittorie conquistate, hanno dato a tutto il mondo la prova di quanto valga e di quanto possa, anche sui terreni incruenti dello sport, la guerriera gioventù fascista”. Quella gioventù che giocherà le partite come fossero guerre e perderà le guerre come fossero partite di calcio.

Condividi

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter

Articoli Correlati