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Giornalismo campano in lutto: addio a Gino Liguori

Giornalismo campano in lutto: addio a Gino Liguori

di Gianfranco Coppola

Cronista dal fiuto infallibile, la “nera” era la sua specialità in tempi in cui per poter pubblicare la foto di un morto ammazzato era necessario fingersi almeno conoscente, scovare una foto su un comò o un comodino e portarla via furtivamente.
Non c’erano penne cattura/immagini, telefonini, il fotografo al seguito sarebbe stato scoperto e magari anche malmenato in simili situazioni. Una foto è rimasta celebre: l’intervista a Raffaele Cutolo subito dopo l’arresto del super boss ad Albanella.
Gino Liguori è stato firma de Il Mattino, in forza sempre alla redazione di Salerno guidata da uno strepitoso capo cronista: Nicola Fruscione, così innamorato della sua Salerno che rinunciò ad una folgorante carriera al Giorno prima a Milano poi a Roma dove lo portò e vanamente cercò di trattenerlo Gaetano Afeltra, l’amalfitano poi colonna del Corriere della Sera. Gino era un reporter all’americana con impermeabile e borsalino e la mattina per oltre 40 anni ha fatto il giro di nera: questura, tribunale, drappello ospedaliero. Notizie su notizie, frutto di contatti diretti.
Un attore nato capace di trasformare l’espressione in più maschere, rendeva sempre frizzante l’atmosfera in redazione. Ha seguito anche lo sport, tra la Salernitana e Cavese e Nocerina nei blitz di queste ultime in serie B. Anche nella cronaca sportiva era lestissimo nel fiutare notizie, aveva la qualità in tempi in cui non c’erano bodyguard anche mascherati da addetti stampa o dirigenti a separare la stampa dai protagonisti. Nella foto è con Hyden, colosso austriaco, ex grande portiere della nazionale che fu allenatori re a Salerno. L’allora giovane Gino lo segue, hai visto mai che sbuca una notizia. Una lunga scia di giornalisti ricorda oggi Gino Liguori, vecchia scuola. Detto con nostalgia.

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