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La lezione senza tempo del Giornalismo sportivo

La lezione senza tempo del Giornalismo sportivo

Il carro armato di Antonio Padellaro sul giornalismo sportivo.

Su il Fatto Quotidiano il giornalista Antonio Padellaro ha scritto una analisi sulla fase decadente del giornalismo sportivo. Abbiamo chiesto a Mimmo Carratelli una grande carriera tra Napoli Milano e Bologna una riflessione che è una lezione per tutti.

di Mimmo Carratelli


Un giorno all’improvviso, Antonio Padellaro, uno dei giornalisti più garbati che si ha la fortuna di leggere, rade al suolo il giornalismo sportivo di oggi. Scrive non ci sono più Brera e Mura, aggiungerei non ci sono più Ormezzano, Emilio Violanti, Giorgio Fattori, Gianni Clerici, Giorgio Tosatti, Antonio Ghirelli, Mario Sconcerti, Aldo Giordani e, a Napoli, Giuseppe Pacileo.
Il giornalismo, non solo sportivo, è in caduta libera nè più nè meno di tutti gli altri mestieri e professioni in Italia. Perchè un giorno Padellaro si svegli e spari a zero sul giornalismo sportivo (“prosa adorante”, “leccate”, “tanta aggettivazione”, “narrazione emozionale”, “giornalismo che salta da un carro all’altro”, “qualunquismo”, “assecondare istinti e pulsioni più elementari”, “le redazioni si consegnano agli sponsor”) non si sa. L’arringa sorprende perché ci sono bersagli più pericolosi e attraenti da colpire. Padellaro deve essersi stancato della politica dove tutti gli buttano la palla in tribuna.
Nei giornali non si fa più gavetta. Forse è colpa dei nuovi tempi veloci. Ai tempi andati, ci facevano rifare i titoli e riscrivere gli articoli e si cominciava dal “basso”, la cronaca minuta, la notizia in dieci righe, reporter in questura e negli ospedali, soprattutto esperienza in cronaca prima di arrivare a un settore particolare (sport, spettacoli, economia, politica, ecc.). C’era il tempo di farlo. Oggi è tutto più veloce e improvvisato. I “maestri” non ci sono più, gli “alunni” non hanno voglia e tempo di imparare. Leggevamo molto, soprattutto i giornalisti più famosi per rubargli il segreto del ritmo della prosa giornalistica, i trucchi, il modo di iniziare e concludere un articolo. Oggi, non si legge più per rubare il mestiere.
La crisi è profonda. Il giornalismo era artigianato, è diventato industria: più quantità, meno qualità, giornali contenitori di pubblicità, una catena di montaggio, passione quasi a livello zero. Bisogna correre. Prosa giornalistica appiattita. I lettori se ne vanno. I giovani non leggono i giornali, hanno strumenti più rapidi per informarsi, gli approfondimenti (spesso partigiani) li annoiano.
Padellaro concede che il giornalismo politico-culturale non se la passa meglio, ha sacche di critica, ma non dice che il medesimo giornalismo annovera anch’esso “specialisti nella spremuta delle ghiandole salivari”, la maggiore accusa che rivolge ai giornalisti sportivi.
Col permesso di Padellaro, azzarderei che noi giornalisti sportivi scriviamo ancora “per” il lettore, magari accarezzandolo troppo e condividendone spesso i vizi da tifoso, mentre i giornalisti “politico-culturali” scrivono per farsi leggere tra loro, per i referenti politici e per i riferimenti ideologici.
Nessuno è innocente, questa è la verità.

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